I movimenti degli atomi
- La materia, è certo, non è tutta
- stipata in sé. Vediamo che le cose
- si restringono e quasi le avvertiamo
- disfarsi lentamente fino a quando
- il tempo le sottrae al nostro sguardo;
- ma l’insieme del mondo appare intatto.
- Accade perché gli atomi che lasciano
- un corpo, riducendolo, si aggiungono
- ad un altro accrescendolo; se il primo
- incanutisce il secondo fiorisce;
- né si fermano lì. Così l’insieme
- del mondo si rinnova di continuo.
- La vita dei mortali è nello scambio.
- Cresce una specie ed un’altra declina,
- nel volgere del tempo si trasformano
- tutti i viventi e come corridori
- si passano la fiamma della vita.
- Se credi che i principi delle cose
- possano mai fermarsi e tuttavia
- da fermi generare i movimenti
- dei nuovi corpi vaghi ben lontano
- da ciò che è vero. Infatti poiché vagano1
- questi corpi nel vuoto è necessario
- che accada per il loro stesso peso
- o per un colpo casuale degli altri.
- Spesso succede infatti che si scontrino
- rimbalzando in direzioni opposte;
- la cosa non sorprende: sono duri,
- pesanti e solidi e nulla da dietro
- li trattiene. Comprendi meglio il moto
- di tutta la materia se consideri
- che l'universo non ha fondo alcuno,
- un luogo in cui si possano posare
- gli atomi. Ho già dimostrato, con solide
- ragioni, che lo spazio è senza fine
- e in ogni direzione s'apre immenso.
- Stando così le cose non sorprende
- che nel vuoto profondo non sia data
- agli elementi primi quiete alcuna,
- ma agitati da un moto assiduo e vario
- si scontrino, ed alcuni dopo l’urto
- siano sbalzati lontano, mentre altri
- restano a breve distanza. Quegli atomi
- che rimbalzano meno e si riuniscono
- in uno spazio più angusto, impacciati
- dalla loro figura aggrovigliata
- vanno a formare le salde radici
- della pietra e l'indomita sostanza
- del ferro e d'ogni altra cosa simile.
- Gli altri poi che vagano nel vuoto
- immenso, in scarso numero, che saltano
- lontano e a grandi intervalli ritornano
- veloci sono quelli che ci donano
- l’aria leggera e la luce magnifica
- del sole. Molti invece si disperdono
- nel vuoto, non riuscendo ad aggregarsi
- agli altri atomi e ad accordare i moti.
- Di ciò che dico abbiamo sempre avanti
- agli occhi la figura e il simulacro.
- Osserva infatti, ogni volta che i raggi
- del sole penetrando in una casa
- insinuano la luce nei recessi
- più oscuri: puoi vedere molti corpi
- minuti volteggiare e mescolarsi
- nel vuoto ed animare una battaglia
- continua raggruppandosi in eserciti
- che si scontrano e quindi si allontanano
- senza tregua. Da ciò si può comprendere
- in che modo si muovano nel vuoto
- immenso gli elementi primordiali
- per quanto possa cosa tanto piccola
- darci un modello e una traccia d’indagine
- per conoscere cose ben più grandi.
- E c’è un'altra ragione per guardare
- con attenzione simili pulviscoli
- illuminati da un raggio di sole:
- il loro turbinare manifesta
- i moti sottostanti alla materia
- segreti ed invisibili. Vedrai
- molti di questi corpuscoli prendere
- all’improvviso un’altra direzione
- per impulso di forze non visibili
- e ancora poi tornare indietro, spinti
- di qua e di là, dappertutto. È evidente
- che tutto questo movimento nasce
- dagli atomi. Per primi essi si muovono
- da sé; quindi si muovono quei corpi
- formati da pochi atomi e più prossimi
- per così dire alla loro energia;
- si muovono pertanto per la spinta
- sottostante e invisibile degli atomi,
- e a loro volta sospingono corpi
- un po’ più grandi. Così il movimento
- iniziato dagli atomi si accresce
- e giunge gradualmente ai nostri sensi
- fino a spingere i corpi che vediamo
- in un raggio di sole, benché gli urti
- che lo causano restino nascosti.
- 1 Ho mantenuto nella traduzione la continuità tra il vagare del lettore-Memmio (a vera longe ratione vagaris) e il vagare degli atomi nel vuoto (per inane vagantur).
Traduzione: Antonio Vigilante
- nam certe non inter se stipata cohaeret
- materies, quoniam minui rem quamque videmus
- et quasi longinquo fluere omnia cernimus aevo
- ex oculisque vetustatem subducere nostris,
- cum tamen incolumis videatur summa manere
- propterea quia, quae decedunt corpora cuique,
- unde abeunt minuunt, quo venere augmine donant,
- illa senescere at haec contra florescere cogunt,
- nec remorantur ibi. sic rerum summa novatur
- semper, et inter se mortales mutua vivunt.
- augescunt aliae gentes, aliae minuuntur,
- inque brevi spatio mutantur saecla animantum
- et quasi cursores vitai lampada tradunt.
- Si cessare putas rerum primordia posse
- cessandoque novos rerum progignere motus,
- avius a vera longe ratione vagaris.
- nam quoniam per inane vagantur, cuncta necessest
- aut gravitate sua ferri primordia rerum
- aut ictu forte alterius. nam 〈cum〉 cita saepe
- obvia conflixere, fit ut diversa repente
- dissiliant; neque enim mirum, durissima quae sint
- ponderibus solidis neque quicquam a tergo ibus obstet.
- Et quo iactari magis omnia materiai
- corpora pervideas, reminiscere totius imum
- nil esse in summa, neque habere ubi corpora prima
- consistant, quoniam spatium sine fine modoquest
- immensumque patere in cunctas undique partis
- pluribus ostendi et certa ratione probatumst.
- quod quoniam constat, nimirum nulla quies est
- reddita corporibus primis per inane profundum,
- sed magis assiduo varioque exercita motu
- partim intervallis magnis confulta resultant,
- pars etiam brevibus spatiis vexantur ab ictu.
- et quaecumque magis condenso conciliatu
- exiguis intervallis convecta resultant,
- indupedita suis perplexis ipsa figuris,
- haec validas saxi radices et fera ferri
- corpora constituunt et cetera 〈de〉 genere horum.
- cetera, quae porro magnum per inane vagantur,
- paucula dissiliunt longe longeque recursant
- in magnis intervallis; haec aera rarum
- sufficiunt nobis et splendida lumina solis.
- Multaque praeterea magnum per inane vagantur,
- conciliis rerum quae sunt reiecta nec usquam
- consociare etiam motus potuere recepta.
- cuius, uti memoro, rei simulacrum et imago
- ante oculos semper nobis versatur et instat.
- contemplator enim, cum solis lumina cumque
- inserti fundunt radii per opaca domorum:
- multa minuta modis multis per inane videbis
- corpora misceri radiorum lumine in ipso
- et velut aeterno certamine proelia pugnas
- edere turmatim certantia nec dare pausa,
- conciliis et discidiis exercita crebris;
- conicere ut possis ex hoc, primordia rerum
- quale sit in magno iactari semper inani,
- dumtaxat rerum magnarum parva potest res
- exemplare dare et vestigia notitiai.
- hoc etiam magis haec animum te advertere par est
- corpora quae in solis radiis turbare videntur,
- quod tales turbae motus quoque materiai
- significant clandestinos caecosque subesse.
- multa videbis enim plagis ibi percita caecis
- commutare viam retroque repulsa reverti
- nunc huc nunc illuc in cunctas undique partis.
- scilicet hic a principiis est omnibus error.
- prima moventur enim per se primordia rerum;
- inde ea quae parvo sunt corpora conciliatu
- et quasi proxima sunt ad viris principiorum,
- ictibus illorum caecis impulsa cientur,
- ipsaque proporro paulo maiora lacessunt.
- sic a principiis ascendit motus et exit
- paulatim nostros ad sensus, ut moveantur
- illa quoque, in solis quae lumine cernere quimus
- nec quibus id faciant plagis apparet aperte.
Testo latino: Cyril Bailey
Se gli atomi si muovono in un vuoto senza fondo, come si spiega che il mondo, invece di essere un caos assoluto, mostra stabilità nelle sue forme aggregate? Il passo risponde con una teoria del moto atomico che si articola in tre movimenti.
Lucrezio intanto (vv. 62-79) parte da un’osservazione empirica: ogni cosa che vediamo si consuma e si dissolve nel tempo, eppure la somma delle cose nel suo insieme resta stabile. Questo apparente paradosso si spiega con lo scambio continuo: ciò che un corpo perde, un altro lo guadagna. Si tratta di una considerazione puramente fisica che però ha una ricaduta importante sul piano etico. Non solo le cose, ma anche gli esseri viventi si scambiano di continuo la materia, al punto tale che si può sostenere che sia la relazione a costituirli: inter se mortales mutua vivunt (v. 76). Noi non siamo al di fuori di questo scambio: come tutti gli esseri partecipiamo a questa vicenda cosmica e siamo chiamati, secondo l’immagine bellissima del verso 79, a cedere la fiaccola nel corso di questa sorta di staffetta cosmica. C’è già, qui, il tema dell’accettazione della morte, che sarà al centro del terzo libro.
Il secondo movimento (vv. 80-99) è una vera e propria dimostrazione fisica: se gli atomi vagano nel vuoto, è necessario che si muovano o per il proprio peso o per l’urto reciproco, perché lo spazio infinito non offre alcun fondo su cui posarsi. L’argomento presuppone la dimostrazione già data nel libro I sull’infinità dello spazio (v. 92-94); la conclusione è che agli atomi non è mai data quiete: alcuni rimbalzano a grandi intervalli, altri restano confinati in spazi brevi.
Il terzo movimento (vv. 100-141) distingue le conseguenze di questi due regimi di moto e culmina nella similitudine più celebre del passo. Gli atomi che rimbalzano poco e restano vicini, intrappolati dalle proprie forme aggrovigliate, formano le sostanze dense e resistenti come la pietra e il ferro; quelli che vagano a grandi intervalli senza mai fermarsi formano l’aria rada e la luce del sole; altri ancora, i più numerosi forse, vagano senza mai trovare aggregazione. È a questo punto che Lucrezio introduce la prova empirica del pulviscolo nel raggio di sole che penetra in una stanza buia (vv. 114-141): un fenomeno visibile a chiunque diventa la dimostrazione sensibile di un moto invisibile, quello degli atomi, attraverso una catena di trasmissione dell’impulso che sale dagli atomi ai piccoli corpuscoli fino a raggiungere la soglia della nostra percezione.
Vale la pena soffermarsi su questa immagine. Lucrezio non può mostrare gli atomi — sono per definizione al di sotto della soglia percettiva — ma può mostrare un fenomeno strutturalmente identico su scala visibile: il pulviscolo che si agita nel raggio di luce si muove per urti impercettibili, cambia direzione senza causa apparente, non si ferma mai. Il procedimento è dichiaratamente analogico e Lucrezio lo ammette con onestà metodologica (dumtaxat rerum magnarum parva potest res / exemplare dare et vestigia notitiai, vv. 123-124): una piccola cosa può dare solo un modello e una traccia, non una prova diretta. È un momento in cui il poema riflette su se stesso e sui limiti del proprio metodo, cosa non scontata in un testo che spesso procede con tono assertivo. L’argomentazione è conforme alla teoria epicurea dei della semeiosi (σημείωσις) o inferenza dei segni, di cui si era occupato Filodemo di Gadara nel De Signis (Περὶ σημείων καὶ σημειώσεων), ritrovato in uno dei papiri meglio conservati della Villa dei Papiri a Ercolano (Filodemo 2023).
Poeticamente efficace, l’immagine è stata letta anche come un’anticipazione intuitiva del moto browniano ( cfr. Odifreddi 2013).
Latino 75 vv.
- nam certe non inter se stipata cohaeret
- materies, quoniam minui rem quamque videmus
- et quasi longinquo fluere omnia cernimus aevo
- ex oculisque vetustatem subducere nostris,
- cum tamen incolumis videatur summa manere
- propterea quia, quae decedunt corpora cuique,
- unde abeunt minuunt, quo venere augmine donant,
- illa senescere at haec contra florescere cogunt,
- nec remorantur ibi. sic rerum summa novatur
- semper, et inter se mortales mutua vivunt.
- augescunt aliae gentes, aliae minuuntur,
- inque brevi spatio mutantur saecla animantum
- et quasi cursores vitai lampada tradunt.
- Si cessare putas rerum primordia posse
- cessandoque novos rerum progignere motus,
- avius a vera longe ratione vagaris.
- nam quoniam per inane vagantur, cuncta necessest
- aut gravitate sua ferri primordia rerum
- aut ictu forte alterius. nam 〈cum〉 cita saepe
- obvia conflixere, fit ut diversa repente
- dissiliant; neque enim mirum, durissima quae sint
- ponderibus solidis neque quicquam a tergo ibus obstet.
- Et quo iactari magis omnia materiai
- corpora pervideas, reminiscere totius imum
- nil esse in summa, neque habere ubi corpora prima
- consistant, quoniam spatium sine fine modoquest
- immensumque patere in cunctas undique partis
- pluribus ostendi et certa ratione probatumst.
- quod quoniam constat, nimirum nulla quies est
- reddita corporibus primis per inane profundum,
- sed magis assiduo varioque exercita motu
- partim intervallis magnis confulta resultant,
- pars etiam brevibus spatiis vexantur ab ictu.
- et quaecumque magis condenso conciliatu
- exiguis intervallis convecta resultant,
- indupedita suis perplexis ipsa figuris,
- haec validas saxi radices et fera ferri
- corpora constituunt et cetera 〈de〉 genere horum.
- cetera, quae porro magnum per inane vagantur,
- paucula dissiliunt longe longeque recursant
- in magnis intervallis; haec aera rarum
- sufficiunt nobis et splendida lumina solis.
- Multaque praeterea magnum per inane vagantur,
- conciliis rerum quae sunt reiecta nec usquam
- consociare etiam motus potuere recepta.
- cuius, uti memoro, rei simulacrum et imago
- ante oculos semper nobis versatur et instat.
- contemplator enim, cum solis lumina cumque
- inserti fundunt radii per opaca domorum:
- multa minuta modis multis per inane videbis
- corpora misceri radiorum lumine in ipso
- et velut aeterno certamine proelia pugnas
- edere turmatim certantia nec dare pausa,
- conciliis et discidiis exercita crebris;
- conicere ut possis ex hoc, primordia rerum
- quale sit in magno iactari semper inani,
- dumtaxat rerum magnarum parva potest res
- exemplare dare et vestigia notitiai.
- hoc etiam magis haec animum te advertere par est
- corpora quae in solis radiis turbare videntur,
- quod tales turbae motus quoque materiai
- significant clandestinos caecosque subesse.
- multa videbis enim plagis ibi percita caecis
- commutare viam retroque repulsa reverti
- nunc huc nunc illuc in cunctas undique partis.
- scilicet hic a principiis est omnibus error.
- prima moventur enim per se primordia rerum;
- inde ea quae parvo sunt corpora conciliatu
- et quasi proxima sunt ad viris principiorum,
- ictibus illorum caecis impulsa cientur,
- ipsaque proporro paulo maiora lacessunt.
- sic a principiis ascendit motus et exit
- paulatim nostros ad sensus, ut moveantur
- illa quoque, in solis quae lumine cernere quimus
- nec quibus id faciant plagis apparet aperte.
Traduzione 98 vv.
- La materia, è certo, non è tutta
- stipata in sé. Vediamo che le cose
- si restringono e quasi le avvertiamo
- disfarsi lentamente fino a quando
- il tempo le sottrae al nostro sguardo;
- ma l’insieme del mondo appare intatto.
- Accade perché gli atomi che lasciano
- un corpo, riducendolo, si aggiungono
- ad un altro accrescendolo; se il primo
- incanutisce il secondo fiorisce;
- né si fermano lì. Così l’insieme
- del mondo si rinnova di continuo.
- La vita dei mortali è nello scambio.
- Cresce una specie ed un’altra declina,
- nel volgere del tempo si trasformano
- tutti i viventi e come corridori
- si passano la fiamma della vita.
- Se credi che i principi delle cose
- possano mai fermarsi e tuttavia
- da fermi generare i movimenti
- dei nuovi corpi vaghi ben lontano
- da ciò che è vero. Infatti poiché vagano1
- questi corpi nel vuoto è necessario
- che accada per il loro stesso peso
- o per un colpo casuale degli altri.
- Spesso succede infatti che si scontrino
- rimbalzando in direzioni opposte;
- la cosa non sorprende: sono duri,
- pesanti e solidi e nulla da dietro
- li trattiene. Comprendi meglio il moto
- di tutta la materia se consideri
- che l'universo non ha fondo alcuno,
- un luogo in cui si possano posare
- gli atomi. Ho già dimostrato, con solide
- ragioni, che lo spazio è senza fine
- e in ogni direzione s'apre immenso.
- Stando così le cose non sorprende
- che nel vuoto profondo non sia data
- agli elementi primi quiete alcuna,
- ma agitati da un moto assiduo e vario
- si scontrino, ed alcuni dopo l’urto
- siano sbalzati lontano, mentre altri
- restano a breve distanza. Quegli atomi
- che rimbalzano meno e si riuniscono
- in uno spazio più angusto, impacciati
- dalla loro figura aggrovigliata
- vanno a formare le salde radici
- della pietra e l'indomita sostanza
- del ferro e d'ogni altra cosa simile.
- Gli altri poi che vagano nel vuoto
- immenso, in scarso numero, che saltano
- lontano e a grandi intervalli ritornano
- veloci sono quelli che ci donano
- l’aria leggera e la luce magnifica
- del sole. Molti invece si disperdono
- nel vuoto, non riuscendo ad aggregarsi
- agli altri atomi e ad accordare i moti.
- Di ciò che dico abbiamo sempre avanti
- agli occhi la figura e il simulacro.
- Osserva infatti, ogni volta che i raggi
- del sole penetrando in una casa
- insinuano la luce nei recessi
- più oscuri: puoi vedere molti corpi
- minuti volteggiare e mescolarsi
- nel vuoto ed animare una battaglia
- continua raggruppandosi in eserciti
- che si scontrano e quindi si allontanano
- senza tregua. Da ciò si può comprendere
- in che modo si muovano nel vuoto
- immenso gli elementi primordiali
- per quanto possa cosa tanto piccola
- darci un modello e una traccia d’indagine
- per conoscere cose ben più grandi.
- E c’è un'altra ragione per guardare
- con attenzione simili pulviscoli
- illuminati da un raggio di sole:
- il loro turbinare manifesta
- i moti sottostanti alla materia
- segreti ed invisibili. Vedrai
- molti di questi corpuscoli prendere
- all’improvviso un’altra direzione
- per impulso di forze non visibili
- e ancora poi tornare indietro, spinti
- di qua e di là, dappertutto. È evidente
- che tutto questo movimento nasce
- dagli atomi. Per primi essi si muovono
- da sé; quindi si muovono quei corpi
- formati da pochi atomi e più prossimi
- per così dire alla loro energia;
- si muovono pertanto per la spinta
- sottostante e invisibile degli atomi,
- e a loro volta sospingono corpi
- un po’ più grandi. Così il movimento
- iniziato dagli atomi si accresce
- e giunge gradualmente ai nostri sensi
- fino a spingere i corpi che vediamo
- in un raggio di sole, benché gli urti
- che lo causano restino nascosti.
- 1 Ho mantenuto nella traduzione la continuità tra il vagare del lettore-Memmio (a vera longe ratione vagaris) e il vagare degli atomi nel vuoto (per inane vagantur).