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De Rerum Natura

ita res accendent lumina rebus
così ogni cosa accenderà ogni altra. (I, 1117)

A chi legge

Lucrezio è tra gli autori latini più tradotti, letti e amati ancora oggi. Poeta, filosofo e scienziato, per quanto lo consentiva il suo tempo, ha tra i suoi traduttori, oltre ai latinisti, poeti, filosofi e scienziati. Perché tradurlo ancora? E perché farlo in endecasillabi?

Alla prima domanda risponderò in modo epicureo: per semplice voluptas, il piacere non solo di tradurre – e certo tradurre è uno dei piaceri della vita – ma anche di entrare come solo una traduzione consente in un testo-mondo che porta l'io occidentale ad un punto di tensione raramente eguagliato nel mondo antico. A ciò aggiungo che, se esistono molte traduzioni, in versi e in prosa, non esiste una traduzione recente che sia interamente ad accesso aperto, ossia tale che si possa liberamente leggere, distribuire e modificare. E rendere aperto un poema classico, non solo con l'atto di tradurre, che è sempre pratica di apertura, ma anche con la scelta di una licenza aperta, è un piacere non meno tangibile.

Perché in endecasillabi? Almeno due ragioni sconsiglierebbero oggi di tradurre Lucrezio ricorrendo al verso classico della nostra tradizione. La prima è che la mutata sensibilità porta a preferire, e a sentire più vicine, forme più libere, che sono proprie, con poche eccezioni, della poesia degli ultimi decenni. La seconda è che adottare il verso libero, o la prosa, consente una più facile aderenza al testo, che può risultare problematica quando occorre rispettare una metrica fissa.

E perché, allora? Si potrebbe rispondere che esistono ormai molte traduzioni in verso libero e, se non sono tutte ugualmente valide, ve ne sono molte di validissime. Ma la ragione è un'altra. Sono convinto della bellezza dell'endecasillabo, e mi piace poter rendere la bellezza di Lucrezio con la bellezza dell'endecasillabo. Tutto qui.

Quanto allo stile, ho cercato di tradurre nel modo più fedele e chiaro possibile, consentendo al lettore di accedere al pensiero di Lucrezio, oltre che alla sua poesia. Non ho nemmeno provato a riprodurre lo stile arcaizzante lucreziano, sia perché questo avrebbe condotto, con ogni probabilità, ad esiti più ridicoli che credibili, sia perché per leggere una traduzione italiana in endecasillabi con linguaggio arcaizzante il lettore di oggi può ricorrere semplicemente alle belle versioni di Mario Rapisardi (Rapisardi 1880) o di Camillo Giussani (Giussani 1949). Qualche licenza mi sono concesso nei passi in cui il poeta fa aggio, per così dire, sul filosofo (ammesso che in Lucrezio si possa distinguere il poeta dal filosofo); ma mai, comunque, stravolgendo il significato del testo.

Il testo latino su cui è condotta la traduzione, e che è riportato, è quello dell'edizione critica di Cyril Bailey; nella traduzione ho tenuto conto anche delle edizioni di Munro, Giussani e Deufert. La Guida alla lettura non vuole essere un commento puntuale dell'opera, ma accompagnare chi legge nella comprensione soprattutto da un punto di vista filosofico e argomentativo.

Affido questo lavoro alla lettrice e al lettore con l'invito a mettervi le mani: correggano pure, modifichino, riscrivano, con le uniche limitazioni della licenza Creative Commons BY-SA.