Varietà della materia e limiti delle combinazioni
- E dunque spesso in uno stesso campo
- animali di specie differenti
- – pecore gonfie di lana, cavalli
- da guerra e mandrie di bovini – pascolano
- insieme e si dissetano allo stesso
- fiume, coperti dallo stesso cielo;
- pure ognuno conserva la natura
- che ha ricevuto dai suoi genitori
- e costumi conformi alla sua specie.
- Fino a tal punto varia la materia
- tanto nell’erba, di qualunque genere,
- quanto nel fiume. Qualsiasi animale
- è poi un organismo risultante
- da tutte le sue parti: lo compongono
- il sangue e le ossa, le vene e il calore,
- l'umore, i nervi, le viscere; tutte
- queste parti poi distano di molto
- fra di loro, composta ognuna d'atomi
- dissimili. E ancora: le sostanze
- infiammabili occorre che in sé abbiano
- se non altro degli atomi dai quali
- possano nascere il fuoco e la luce
- e sprigionarsi cenere e faville.
- Applicando la mente con lo stesso
- metodo alle altre cose troverai
- che tutte quindi celano nel corpo
- gli atomi di molteplici altre cose
- e racchiudono in sé varie figure.
- Infine vedi molte cose a cui
- il colore e il sapore sono stati
- dati insieme all'odore; in primo luogo
- la maggior parte dei frutti. Bisogna
- che siano dunque formate da semi
- di forme varie; ed infatti l'odore
- va nelle membra attraverso una via
- che è preclusa al colore, e a loro volta
- il colore e il sapore hanno vie proprie
- per insinuarsi nei sensi; da questo
- comprendi che hanno semi differenti.
- Forme diverse dunque confluiscono
- nello stesso gomitolo: le cose
- risultano da semi mescolati.
- In questi stessi miei versi, peraltro,
- vedi disperse qua e là molte lettere
- comuni a molte parole, benché
- si debba riconoscere che i versi
- e le parole siano fatti alcuni
- di certe lettere ed altri di altre.
- E non perché siano poche le lettere
- comuni a molte parole o perché
- due parole non le abbiano mai uguali
- del tutto ma perché generalmente
- non sono in tutto uguali fra di loro.
- E similmente accade in altre cose:
- pur essendo in gran numero comuni
- a molte cose, gli elementi primi
- possono unirsi fra loro e dar vita
- ad insiemi dissimili; è per questo
- che si sostiene a ragione che gli uomini
- e le messi e gli alberi fecondi
- risultano da atomi diversi.
- Non credere però che tutti gli atomi
- possano combinarsi in tutti i modi;
- se così fosse ovunque si vedrebbero
- comparire prodigi: uomini-bestia,
- lunghi rami che spuntano da corpi
- viventi, membra d’esseri marini
- e animali terreni combinate
- e la natura stessa alleverebbe
- sulla terra, la madre di ogni vita,
- Chimere dalla bocca spaventosa
- il cui respiro sprigiona fiammate.
- Nulla di tutto ciò succede, è chiaro.
- Vediamo invece che ogni cosa nata
- da semi ed una madre ben precisi
- può mantenere crescendo l’aspetto
- proprio della sua specie. E invero questo
- è necessario che avvenga secondo
- una regola stabile. Ed infatti
- da tutti gli alimenti si separano
- dentro le membra gli elementi adatti
- a ciascuno e una volta combinati
- danno origine ai moti convenienti;
- vediamo che al contrario la natura
- rigetta a terra gli elementi estranei
- e parecchi corpuscoli invisibili
- spinti dai colpi fuggono dal corpo;
- non riuscirono a unirsi in alcun luogo
- né accordarsi all'interno con i moti
- della vita e imitarli. Ma non credere
- che questa legge riguardi soltanto
- gli animali; la regola delimita
- qualsiasi cosa. Infatti come tutte
- le realtà generate differiscono
- per l'intera natura fra di loro
- così pure bisogna che ciascuna
- sia formata da atomi dissimili
- per la figura; non perché sian poche
- quelle dotate di figura simile
- ma perché è norma che non tutte siano
- completamente uguali tra di loro.
- A causa poi di questa differenza
- tra gli atomi, diversi devono essere
- gli intervalli le vie le connessioni
- i pesi gli urti il dibattersi i moti
- che non separano soltanto i corpi
- animali, ma segnano i confini
- tra mare e terra e tra la terra e il cielo.
Traduzione: Antonio Vigilante
- Saepe itaque ex uno tondentes gramina campo
- lanigerae pecudes et equorum duellica proles
- buceriaeque greges eodem sub tegmine caeli
- ex unoque sitim sedantes flumine aquai
- dissimili vivunt specie retinentque parentum
- naturam et mores generatim quaeque imitantur.
- tanta est in quovis genere herbae materiai
- dissimilis ratio, tanta est in flumine quoque.
- hinc porro quamvis animantem ex omnibus unam
- ossa cruor venae calor umor viscera nervi
- constituunt; quae sunt porro distantia longe,
- dissimili perfecta figura principiorum.
- tum porro quaecumque igni flammata cremantur,
- si nil praeterea, tamen haec in corpore condunt
- unde ignem iacere et lumen summittere possint
- scintillasque agere ac late differre favillam.
- cetera consimili mentis ratione peragrans
- invenies igitur multarum semina rerum
- corpore celare et varias cohibere figuras.
- denique multa vides quibus et color et sapor una
- reddita sunt cum odore. in primis pleraque dona.1
- ⟨...⟩
- haec igitur variis debent constare figuris;
- nidor enim penetrat qua fucus non it in artus,
- fucus item sorsum, ⟨sorsum⟩ sapor insinuatur
- sensibus; ut noscas primis differre figuris.
- dissimiles igitur formae glomeramen in unum
- conveniunt et res permixto semine constant.
- quin etiam passim nostris in versibus ipsis
- multa elementa vides multis communia verbis,
- cum tamen inter se versus ac verba necesse est
- confiteare alia ex aliis constare elementis;
- non quo multa parum communis littera currat
- aut nulla inter se duo sint ex omnibus isdem,
- sed quia non vulgo paria omnibus omnia constant.
- sic aliis in rebus item communia multa
- multarum rerum cum sint primordia, verum
- dissimili tamen inter se consistere summa
- possunt; ut merito ex aliis constare feratur
- humanum genus et fruges arbustaque laeta.
- Nec tamen omnimodis conecti posse putandum est
- omnia. nam vulgo fieri portenta videres,
- semiferas hominum species exsistere et altos
- interdum ramos egigni corpore vivo,
- multaque conecti terrestria membra marinis,
- tum flammam taetro spirantis ore Chimaeras
- pascere naturam per terras omniparentis.
- quorum nil fieri manifestum est, omnia quando
- seminibus certis certa genetrice creata
- conservare genus crescentia posse videmus.
- scilicet id certa fieri ratione necessust.
- nam sua cuique cibis ex omnibus intus in artus
- corpora discedunt conexaque convenientis
- efficiunt motus. at contra aliena videmus
- reicere in terras naturam, multaque caecis
- corporibus fugiunt e corpore percita plagis,
- quae neque conecti quoquam potuere neque intus
- vitalis motus consentire atque imitari.
- sed ne forte putes animalia sola teneri
- legibus hisce, eadem ratio res terminat omnis.
- nam veluti tota natura dissimiles sunt
- inter se genitae res quaeque, ita quamque necessest
- dissimili constare figura principiorum;
- non quo multa parum simili sint praedita forma,
- sed quia non vulgo paria omnibus omnia constant.
- semina cum porro distent, differre necessust
- intervalla vias conexus pondera plagas
- concursus motus, quae non animalia solum
- corpora seiungunt, sed terras ac mare totum
- secernunt caelumque a terris omne retentant.
- 1 681. I codici danno in primis pleraque dona, lezione che Bailey stampa segnando una lacuna dopo il verso: il testo tràdito si potrebbe conservare solo ammettendo la caduta di un verso che spiegasse quali fossero questi doni. Munro aveva congetturato un verso sugli altari fumanti, ma Bailey obietta che l'incenso e le viscere degli animali non servirebbero allo scopo di Lucrezio, che ha bisogno di esempi di cose in cui colore, sapore e odore convivano; Lachmann, valorizzando donare nel senso di "dotare di", proponeva di intendere "nelle cose particolari ci sono altri doni", ma quali siano quegli altri doni non si vede, perché resterebbe solo il suono, che qui non ha luogo. Nel commento lo stesso Bailey dichiara di accogliere con esitazione la correzione di Bruno, poma: la maggior parte dei frutti, offerti come esempio di cose che uniscono sapore, colore e odore. La traduzione segue la congettura accolta nel commento, mentre il testo latino riproduce la lezione stampata nell'edizione, con la lacuna che la accompagna.
Testo latino: Cyril Bailey
Il passo risponde a una domanda che l’argomento precedente lasciava aperta: se ogni cosa contiene semi di generi diversi, perché le cose non si confondono? Se l’erba e l’acqua fossero materia uniforme, argomenta Lucrezio, da un’unica alimentazione dovrebbe risultare un’unica forma di vita; poiché così non è, l’erba di un prato qualunque e l’acqua di un fiume qualunque devono contenere in sé una varietà di materia sufficiente a nutrire tutte quelle forme. L’argomento vale anche per l’organismo di ogni animale, che è fatto di ossa, sangue, vene, calore, umori, viscere e nervi, parti che fra loro distano di molto, e la loro differenza non può che riposare sulla differenza di ciò che le compone. Segue l’esempio del combustibile, che deve celare in sé i corpi del fuoco e della luce, e quello dei frutti, dove colore, sapore e odore convivono nello stesso oggetto ma raggiungono i sensi per vie separate. Bisogna dunque che tutte queste cose siano composte da elementi differenti.
Lucrezio passa quindi all’analogia con il proprio stesso poema: molte lettere sono comuni a molte parole, e tuttavia versi e parole risultano composti gli uni di certe lettere, gli altri di altre; non che le lettere comuni siano poche, né che manchino parole fatte delle stesse lettere, ma di regola le composizioni non coincidono. Così avviene per le cose, che constano di atomi diversi come le parole di lettere diverse. Questa diversità però non è senza limiti. Se ogni atomo potesse legarsi a ogni altro, con assoluta libertà, vedremmo mostruosità di ogni sorta, uomini per metà animali, rami su corpi vivi, Chimere dal respiro di fiamma. Se ciò non accade è perché ogni essere vivente nasce da semi determinati e da una madre determinata, e crescendo conserva i caratteri della propria specie. Lucrezio ne dà una spiegazione fisiologica: da ogni cibo si separano gli elementi propri di ciascuna parte, che congiunti generano i moti convenienti, mentre gli altri vengono espulsi, incapaci di legarsi e di accordarsi ai moti della vita.
La chiusura del passo allarga la stessa legge al mondo intero. Dalla diversità dei semi seguono intervalli, vie, connessioni, pesi, urti, incontri e moti differenti, e sono quelle differenze a separare non solo i corpi dei viventi, ma le terre dal mare e il cielo dalle terre.
Latino 70 vv.
- Saepe itaque ex uno tondentes gramina campo
- lanigerae pecudes et equorum duellica proles
- buceriaeque greges eodem sub tegmine caeli
- ex unoque sitim sedantes flumine aquai
- dissimili vivunt specie retinentque parentum
- naturam et mores generatim quaeque imitantur.
- tanta est in quovis genere herbae materiai
- dissimilis ratio, tanta est in flumine quoque.
- hinc porro quamvis animantem ex omnibus unam
- ossa cruor venae calor umor viscera nervi
- constituunt; quae sunt porro distantia longe,
- dissimili perfecta figura principiorum.
- tum porro quaecumque igni flammata cremantur,
- si nil praeterea, tamen haec in corpore condunt
- unde ignem iacere et lumen summittere possint
- scintillasque agere ac late differre favillam.
- cetera consimili mentis ratione peragrans
- invenies igitur multarum semina rerum
- corpore celare et varias cohibere figuras.
- denique multa vides quibus et color et sapor una
- reddita sunt cum odore. in primis pleraque dona.1
- ⟨...⟩
- haec igitur variis debent constare figuris;
- nidor enim penetrat qua fucus non it in artus,
- fucus item sorsum, ⟨sorsum⟩ sapor insinuatur
- sensibus; ut noscas primis differre figuris.
- dissimiles igitur formae glomeramen in unum
- conveniunt et res permixto semine constant.
- quin etiam passim nostris in versibus ipsis
- multa elementa vides multis communia verbis,
- cum tamen inter se versus ac verba necesse est
- confiteare alia ex aliis constare elementis;
- non quo multa parum communis littera currat
- aut nulla inter se duo sint ex omnibus isdem,
- sed quia non vulgo paria omnibus omnia constant.
- sic aliis in rebus item communia multa
- multarum rerum cum sint primordia, verum
- dissimili tamen inter se consistere summa
- possunt; ut merito ex aliis constare feratur
- humanum genus et fruges arbustaque laeta.
- Nec tamen omnimodis conecti posse putandum est
- omnia. nam vulgo fieri portenta videres,
- semiferas hominum species exsistere et altos
- interdum ramos egigni corpore vivo,
- multaque conecti terrestria membra marinis,
- tum flammam taetro spirantis ore Chimaeras
- pascere naturam per terras omniparentis.
- quorum nil fieri manifestum est, omnia quando
- seminibus certis certa genetrice creata
- conservare genus crescentia posse videmus.
- scilicet id certa fieri ratione necessust.
- nam sua cuique cibis ex omnibus intus in artus
- corpora discedunt conexaque convenientis
- efficiunt motus. at contra aliena videmus
- reicere in terras naturam, multaque caecis
- corporibus fugiunt e corpore percita plagis,
- quae neque conecti quoquam potuere neque intus
- vitalis motus consentire atque imitari.
- sed ne forte putes animalia sola teneri
- legibus hisce, eadem ratio res terminat omnis.
- nam veluti tota natura dissimiles sunt
- inter se genitae res quaeque, ita quamque necessest
- dissimili constare figura principiorum;
- non quo multa parum simili sint praedita forma,
- sed quia non vulgo paria omnibus omnia constant.
- semina cum porro distent, differre necessust
- intervalla vias conexus pondera plagas
- concursus motus, quae non animalia solum
- corpora seiungunt, sed terras ac mare totum
- secernunt caelumque a terris omne retentant.
- 1 681. I codici danno in primis pleraque dona, lezione che Bailey stampa segnando una lacuna dopo il verso: il testo tràdito si potrebbe conservare solo ammettendo la caduta di un verso che spiegasse quali fossero questi doni. Munro aveva congetturato un verso sugli altari fumanti, ma Bailey obietta che l'incenso e le viscere degli animali non servirebbero allo scopo di Lucrezio, che ha bisogno di esempi di cose in cui colore, sapore e odore convivano; Lachmann, valorizzando donare nel senso di "dotare di", proponeva di intendere "nelle cose particolari ci sono altri doni", ma quali siano quegli altri doni non si vede, perché resterebbe solo il suono, che qui non ha luogo. Nel commento lo stesso Bailey dichiara di accogliere con esitazione la correzione di Bruno, poma: la maggior parte dei frutti, offerti come esempio di cose che uniscono sapore, colore e odore. La traduzione segue la congettura accolta nel commento, mentre il testo latino riproduce la lezione stampata nell'edizione, con la lacuna che la accompagna.
Traduzione 108 vv.
- E dunque spesso in uno stesso campo
- animali di specie differenti
- – pecore gonfie di lana, cavalli
- da guerra e mandrie di bovini – pascolano
- insieme e si dissetano allo stesso
- fiume, coperti dallo stesso cielo;
- pure ognuno conserva la natura
- che ha ricevuto dai suoi genitori
- e costumi conformi alla sua specie.
- Fino a tal punto varia la materia
- tanto nell’erba, di qualunque genere,
- quanto nel fiume. Qualsiasi animale
- è poi un organismo risultante
- da tutte le sue parti: lo compongono
- il sangue e le ossa, le vene e il calore,
- l'umore, i nervi, le viscere; tutte
- queste parti poi distano di molto
- fra di loro, composta ognuna d'atomi
- dissimili. E ancora: le sostanze
- infiammabili occorre che in sé abbiano
- se non altro degli atomi dai quali
- possano nascere il fuoco e la luce
- e sprigionarsi cenere e faville.
- Applicando la mente con lo stesso
- metodo alle altre cose troverai
- che tutte quindi celano nel corpo
- gli atomi di molteplici altre cose
- e racchiudono in sé varie figure.
- Infine vedi molte cose a cui
- il colore e il sapore sono stati
- dati insieme all'odore; in primo luogo
- la maggior parte dei frutti. Bisogna
- che siano dunque formate da semi
- di forme varie; ed infatti l'odore
- va nelle membra attraverso una via
- che è preclusa al colore, e a loro volta
- il colore e il sapore hanno vie proprie
- per insinuarsi nei sensi; da questo
- comprendi che hanno semi differenti.
- Forme diverse dunque confluiscono
- nello stesso gomitolo: le cose
- risultano da semi mescolati.
- In questi stessi miei versi, peraltro,
- vedi disperse qua e là molte lettere
- comuni a molte parole, benché
- si debba riconoscere che i versi
- e le parole siano fatti alcuni
- di certe lettere ed altri di altre.
- E non perché siano poche le lettere
- comuni a molte parole o perché
- due parole non le abbiano mai uguali
- del tutto ma perché generalmente
- non sono in tutto uguali fra di loro.
- E similmente accade in altre cose:
- pur essendo in gran numero comuni
- a molte cose, gli elementi primi
- possono unirsi fra loro e dar vita
- ad insiemi dissimili; è per questo
- che si sostiene a ragione che gli uomini
- e le messi e gli alberi fecondi
- risultano da atomi diversi.
- Non credere però che tutti gli atomi
- possano combinarsi in tutti i modi;
- se così fosse ovunque si vedrebbero
- comparire prodigi: uomini-bestia,
- lunghi rami che spuntano da corpi
- viventi, membra d’esseri marini
- e animali terreni combinate
- e la natura stessa alleverebbe
- sulla terra, la madre di ogni vita,
- Chimere dalla bocca spaventosa
- il cui respiro sprigiona fiammate.
- Nulla di tutto ciò succede, è chiaro.
- Vediamo invece che ogni cosa nata
- da semi ed una madre ben precisi
- può mantenere crescendo l’aspetto
- proprio della sua specie. E invero questo
- è necessario che avvenga secondo
- una regola stabile. Ed infatti
- da tutti gli alimenti si separano
- dentro le membra gli elementi adatti
- a ciascuno e una volta combinati
- danno origine ai moti convenienti;
- vediamo che al contrario la natura
- rigetta a terra gli elementi estranei
- e parecchi corpuscoli invisibili
- spinti dai colpi fuggono dal corpo;
- non riuscirono a unirsi in alcun luogo
- né accordarsi all'interno con i moti
- della vita e imitarli. Ma non credere
- che questa legge riguardi soltanto
- gli animali; la regola delimita
- qualsiasi cosa. Infatti come tutte
- le realtà generate differiscono
- per l'intera natura fra di loro
- così pure bisogna che ciascuna
- sia formata da atomi dissimili
- per la figura; non perché sian poche
- quelle dotate di figura simile
- ma perché è norma che non tutte siano
- completamente uguali tra di loro.
- A causa poi di questa differenza
- tra gli atomi, diversi devono essere
- gli intervalli le vie le connessioni
- i pesi gli urti il dibattersi i moti
- che non separano soltanto i corpi
- animali, ma segnano i confini
- tra mare e terra e tra la terra e il cielo.