La varietà delle forme degli atomi è limitata
- A quanto ho già insegnato aggiungerò
- una cosa che ne è la conseguenza
- e ne trae verità: le varie forme
- degli atomi hanno un numero finito.
- Se non fosse così avremmo ancora
- semi dal corpo esteso all’infinito,
- ma nel minuscolo corpo di un atomo
- c’è un limite al variare delle forme.
- Supponiamo in un atomo tre parti
- minime o poche in più: se proverai
- a combinarle nei modi più vari
- mettendo alcune in alto e altre in basso
- spostandole ora a destra ora a sinistra
- provando a quante forme può portare
- il vario combinarsi delle parti
- sarai costretto, se vorrai ancora
- una figura diversa, ad aggiungere
- ad aggiungere altre parti. E se vorrai
- per caso variare ancora le figure,
- l'ordine ne richiede in egual modo
- di nuove. A nuove forme dunque
- si accompagna un aumento della massa.
- Ché se pensi infinita la varianza
- delle forme dei semi, sei costretto
- a postularne alcuni di grandezza
- immane: ed ho provato in precedenza
- immane: e come ho detto in precedenza
- ciò non si può dimostrare. Le vesti
- barbariche e la porpora splendente
- di Melibea, tinta con conchiglie
- tessaliche, e la specie dei pavoni
- così preziosa e piena di una grazia
- che dà gioia: per te più non avrebbero
- valore, vinte da nuovi colori.
- La mirra profumata e il dolce miele
- terresti in poco conto; e così il canto
- del cigno e le apollinee melodie
- modulate con arte sulle corde
- sarebbero ugualmente vinti e muti.
- Tutto infatti sarebbe superato
- da qualcosa di sempre più perfetto
- e ugualmente al contrario: sempre avremmo
- il peggio di qualunque cosa; sempre
- vi sarebbe una cosa più schifosa
- da annusare o sentire, da guardare
- o mangiare. Poiché ciò non succede
- ma ogni realtà ha un limite assegnato
- che ne serra l'insieme dai due lati
- devi ammettere che anche la materia
- ha limiti al variare delle forme.
- Dal fuoco, infine, alla gelida brina
- c'è un tratto limitato, e così vale
- al contrario. Intermedie variazioni
- di caldo e freddo portano dall’uno
- all'altra con un ordine graduale.
- C'è tra le cose create una certa
- misurata distanza, che le segna
- ai due lati da un duplice confine
- minaccioso: le fiamme da una parte,
- e dall'altra il rigore della brina.
Traduzione: Antonio Vigilante
- Quod quoniam docui, pergam conectere rem quae
- ex hoc apta fidem ducat, primordia rerum
- finita variare figurarum ratione.
- quod si non ita sit, rursum iam semina quaedam
- esse infinito debebunt corporis auctu.
- nNamque in eadem una cuiusvis iam brevitate
- corporis inter se multum variare figurae
- non possunt: fac enim minimis e partibus esse
- corpora prima tribus, vel paulo pluribus auge;
- nempe ubi eas partis unius corporis omnis,
- summa atque ima locans, transmutans dextera laevis,
- omnimodis expertus eris, quam quisque det ordo
- formai speciem totius corporis eius,
- quod superest, si forte voles variare figuras,
- addendum partis alias erit; inde sequetur,
- assimili ratione alias ut postulet ordo,
- si tu forte voles etiam variare figuras:
- ergo formarum novitatem corporis augmen
- subsequitur. quare non est ut credere possis
- esse infinitis distantia semina formis,
- ne quaedam cogas immani maximitate
- esse, supra quod iam docui non posse probari.
- iam tibi barbaricae vestes Meliboeaque fulgens
- purpura Thessalico concharum tacta colore,
- aurea pavonum ridenti imbuta lepore
- saecla, novo rerum superata colore iacerent
- et contemptus odor smyrnae mellisque sapores,
- et cycnea mele Phoebeaque daedala chordis
- carmina consimili ratione oppressa silerent.
- namque aliis aliud praestantius exoreretur.
- cedere item retro possent in deteriores
- omnia sic partis, ut diximus in meliores.
- namque aliis aliud retro quoque taetrius esset
- naribus auribus atque oculis orisque sapori.
- quae quoniam non sunt, 〈sed〉 rebus reddita certa
- finis utrimque tenet summam, fateare necessest
- materiem quoque finitis differre figuris.
- Denique ab ignibus ad gelidas hiemum usque pruinas
- finitumst retroque pari ratione remensumst.
- omnis enim calor ac frigus, mediique tepores
- interutrasque iacent explentes ordine summam.
- ergo finita distant ratione creata,
- ancipiti quoniam mucroni utrimque notantur,
- hinc flammis illinc rigidis infesta pruinis.
Testo latino: Cyril Bailey
Il passo chiude l’argomentazione sulla varietà delle forme atomiche che ha attraversato l’intero blocco precedente aggiungendo un elemento ulteriore all’analisi della realtà atomica: per quanto gli atomi differiscano tra loro nell’aspetto, questa varietà non può essere infinita. È un punto importante nella fisica epicurea, perché segna la distanza che separa Epicuro (e quindi Lucrezio) da Democrito: se l’atomismo democriteo ammetteva un numero letteralmente infinito di forme atomiche, la scuola del Giardino pone un limite, sia pure enorme, al loro numero.
La dimostrazione è legata alla logica combinatoria: se un atomo è fatto di un numero minimo e dunque finito di parti costitutive, il numero delle disposizioni possibili di quelle parti (in alto, in basso, a destra, a sinistra) sarà enorme, ma comune anch’esso necessariamente finito. Una varietà infinita di forme presupporrebbe inoltre atomi di grandezza infinita, ipotesi già esclusa in precedenza nel poema, quando si è stabilito il limite minimo (e per implicazione anche massimo) della grandezza corporea degli atomi.
Stabilito il principio, Lucrezio lo rende efficace spostandosi sul piano dell’esperienza. Si prendano la porpora di Melibea tinta con le conchiglie tessaliche, il piumaggio dei pavoni, la mirra, il miele, il canto del cigno, la musica di Apollo: i punti di riferimento condivisi di ciò che la vista, l’olfatto, il gusto, l’udito riconoscono come non superabile. Se la varietà delle forme atomiche, e con essa la varietà dei colori, degli odori, dei suoni possibili, fosse infinita, anche questi vertici dovrebbero continuamente cedere il passo a qualcosa di ancora più raffinato: la porpora più pregiata diverrebbe sbiadita al confronto di un colore ancora nuovo, il canto del cigno taccerebbe di fronte a una melodia mai udita. Ma ciò, osserva Lucrezio, non accade. L’argomento si completa simmetricamente. Se non esiste un progresso illimitato verso il meglio, non esiste nemmeno una discesa illimitata verso il peggio: nulla di più ripugnante all’olfatto, alla vista, al gusto emerge oltre un certo limite già raggiunto. Le due direzioni, verso l’alto e verso il basso della scala qualitativa, sono ugualmente bloccate da un confine fisso.
Latino 44 vv.
- Quod quoniam docui, pergam conectere rem quae
- ex hoc apta fidem ducat, primordia rerum
- finita variare figurarum ratione.
- quod si non ita sit, rursum iam semina quaedam
- esse infinito debebunt corporis auctu.
- nNamque in eadem una cuiusvis iam brevitate
- corporis inter se multum variare figurae
- non possunt: fac enim minimis e partibus esse
- corpora prima tribus, vel paulo pluribus auge;
- nempe ubi eas partis unius corporis omnis,
- summa atque ima locans, transmutans dextera laevis,
- omnimodis expertus eris, quam quisque det ordo
- formai speciem totius corporis eius,
- quod superest, si forte voles variare figuras,
- addendum partis alias erit; inde sequetur,
- assimili ratione alias ut postulet ordo,
- si tu forte voles etiam variare figuras:
- ergo formarum novitatem corporis augmen
- subsequitur. quare non est ut credere possis
- esse infinitis distantia semina formis,
- ne quaedam cogas immani maximitate
- esse, supra quod iam docui non posse probari.
- iam tibi barbaricae vestes Meliboeaque fulgens
- purpura Thessalico concharum tacta colore,
- aurea pavonum ridenti imbuta lepore
- saecla, novo rerum superata colore iacerent
- et contemptus odor smyrnae mellisque sapores,
- et cycnea mele Phoebeaque daedala chordis
- carmina consimili ratione oppressa silerent.
- namque aliis aliud praestantius exoreretur.
- cedere item retro possent in deteriores
- omnia sic partis, ut diximus in meliores.
- namque aliis aliud retro quoque taetrius esset
- naribus auribus atque oculis orisque sapori.
- quae quoniam non sunt, 〈sed〉 rebus reddita certa
- finis utrimque tenet summam, fateare necessest
- materiem quoque finitis differre figuris.
- Denique ab ignibus ad gelidas hiemum usque pruinas
- finitumst retroque pari ratione remensumst.
- omnis enim calor ac frigus, mediique tepores
- interutrasque iacent explentes ordine summam.
- ergo finita distant ratione creata,
- ancipiti quoniam mucroni utrimque notantur,
- hinc flammis illinc rigidis infesta pruinis.
Traduzione 60 vv.
- A quanto ho già insegnato aggiungerò
- una cosa che ne è la conseguenza
- e ne trae verità: le varie forme
- degli atomi hanno un numero finito.
- Se non fosse così avremmo ancora
- semi dal corpo esteso all’infinito,
- ma nel minuscolo corpo di un atomo
- c’è un limite al variare delle forme.
- Supponiamo in un atomo tre parti
- minime o poche in più: se proverai
- a combinarle nei modi più vari
- mettendo alcune in alto e altre in basso
- spostandole ora a destra ora a sinistra
- provando a quante forme può portare
- il vario combinarsi delle parti
- sarai costretto, se vorrai ancora
- una figura diversa, ad aggiungere
- ad aggiungere altre parti. E se vorrai
- per caso variare ancora le figure,
- l'ordine ne richiede in egual modo
- di nuove. A nuove forme dunque
- si accompagna un aumento della massa.
- Ché se pensi infinita la varianza
- delle forme dei semi, sei costretto
- a postularne alcuni di grandezza
- immane: ed ho provato in precedenza
- immane: e come ho detto in precedenza
- ciò non si può dimostrare. Le vesti
- barbariche e la porpora splendente
- di Melibea, tinta con conchiglie
- tessaliche, e la specie dei pavoni
- così preziosa e piena di una grazia
- che dà gioia: per te più non avrebbero
- valore, vinte da nuovi colori.
- La mirra profumata e il dolce miele
- terresti in poco conto; e così il canto
- del cigno e le apollinee melodie
- modulate con arte sulle corde
- sarebbero ugualmente vinti e muti.
- Tutto infatti sarebbe superato
- da qualcosa di sempre più perfetto
- e ugualmente al contrario: sempre avremmo
- il peggio di qualunque cosa; sempre
- vi sarebbe una cosa più schifosa
- da annusare o sentire, da guardare
- o mangiare. Poiché ciò non succede
- ma ogni realtà ha un limite assegnato
- che ne serra l'insieme dai due lati
- devi ammettere che anche la materia
- ha limiti al variare delle forme.
- Dal fuoco, infine, alla gelida brina
- c'è un tratto limitato, e così vale
- al contrario. Intermedie variazioni
- di caldo e freddo portano dall’uno
- all'altra con un ordine graduale.
- C'è tra le cose create una certa
- misurata distanza, che le segna
- ai due lati da un duplice confine
- minaccioso: le fiamme da una parte,
- e dall'altra il rigore della brina.