L’insieme della materia non muta
- La materia in tutta la sua massa
- non è mai stata più compressa di ora
- e mai ha avuto interstizi maggiori:
- nulla infatti si aggiunge per accrescerla
- e nulla se ne perde. Ed è per questo
- che il moto attuale degli atomi è uguale
- a quello che in passato li agitava
- e uguale resterà anche in futuro;
- ciò che nasceva un tempo nasce adesso
- sotto le stesse condizioni, e cresce
- e giunge fino al pieno della forza
- per quel che la natura gli ha assegnato.
- Né esiste forza che possa mutare
- l’insieme delle cose: non c’è un luogo
- fuori di esso in cui possa fuggire
- parte della materia o da cui possa
- irrompere una qualche nuova forza
- e trasformare tutto l’universo
- mettendone in subbuglio i movimenti.
- Non desti meraviglia poi che mentre
- gli atomi primi sono in movimento
- il tutto sembra starsene in gran quiete
- a eccezione dei corpi che ricevono
- il moto da sé stessi. La natura
- degli atomi è al di sotto della soglia
- di ciò che è percepibile dai sensi;
- gli atomi si nascondono alla vista
- e così accade anche ai loro moti.
- Del resto anche le cose che vediamo
- quando sono lontane spesso celano
- i loro moti. Spesso sopra i colli
- le pecore si pascono dei prati
- abbondanti e si muovono chiamate
- dall’erbe tutte fresche di rugiada
- e giocano ben sazi gli agnellini
- spingendosi tra loro dolcemente;1
- a noi che la guardiamo da lontano
- la scena appare vaga, quasi come
- se del bianco posasse sopra il verde
- del colle. Grandi schiere di soldati2
- si lanciano nel campo simulando
- la battaglia; il bagliore delle armi
- si leva fino al cielo e tutt’intorno
- la terra ne risplende. Al di sotto
- s'alza dal suolo il rumore dei passi.
- Percosse dal fragore le montagne
- circostanti rilanciano le voci
- fino alle stelle. Volteggiano ai lati
- i cavalieri e irrompono ad un tratto
- nel campo con un impeto terribile.
- E tuttavia a chi guardasse la scena
- stando su monti lontani i soldati
- sembrerebbero fermi nella luce.
- 1 Gli agnellini coruscant: si muovono in modo vivace, ma al tempo stesso dolce (blande). Giocano tra di loro. Il verbo però può indicare anche il risplendere, con una sfumatura significativa, dato il contesto (anticipa il fulgore finale), che non è tuttavia facile mantenere nella traduzione.
- 2 Torna la visione della simulazione della battaglia, che abbiamo incontrato nel Proemio (vv. 40-45).
Traduzione: Antonio Vigilante
- Nec stipata magis fuit umquam materiai
- copia nec porro maioribus intervallis.
- nam neque adaugescit quicquam neque deperit inde.
- quapropter quo nunc in motu principiorum
- corpora sunt, in eodem ante acta aetate fuere
- et posthac semper simili ratione ferentur,
- et quae consuerint gigni gignentur eadem
- condicione et erunt et crescent vique valebunt,
- quantum cuique datum est per foedera naturai.
- nec rerum summam commutare ulla potest vis;
- nam neque, quo possit genus ullum materiai
- effugere ex omni, quicquam est 〈extra〉, neque in omne
- unde coorta queat nova vis irrumpere et omnem
- naturam rerum mutare et vertere motus.
- Illud in his rebus non est mirabile, quare,
- omnia cum rerum primordia sint in motu,
- summa tamen summa videatur stare quiete,
- praeterquam siquid proprio dat corpore motus.
- omnis enim longe nostris ab sensibus infra
- primorum natura iacet; quapropter, ubi ipsa
- cernere iam nequeas, motus quoque surpere debent;
- praesertim cum, quae possimus cernere, celent
- saepe tamen motus spatio diducta locorum.
- nam saepe in colli tondentes pabula laeta
- lanigerae reptant pecudes quo quam 〈que〉 vocantes
- invitant herbae gemmantes rore recenti,
- et satiati agni ludunt blandeque coruscant;
- omnia quae nobis longe confusa videntur
- et velut in viridi candor consistere colli.
- praeterea magnae legiones cum loca cursu
- camporum complent belli simulacra cientes,
- fulgor ibi ad caelum se tollit totaque circum
- aere renidescit tellus subterque virum vi
- excitur pedibus sonitus clamoreque montes
- icti reiectant voces ad sidera mundi
- et circumvolitant equites mediosque repente
- transmittunt valido quatientes impete campos.
- et tamen est quidam locus altis montibus 〈unde〉
- stare videntur et in campis consistere fulgor.
Testo latino: Cyril Bailey
Dopo aver introdotto la teoria del clinamen e averne tratto le importanti conclusioni sul piano morale, Lucrezio torna al tema, già affrontato nel primo libro, di un universo cui nulla si aggiunge e di cui nulla di perde; la summa rerum resta costante, nonostante gli incessanti moti atomici. Perché il poeta avverte il bisogno di ribadirlo ora? Considero interessante l’ipotesi interpretativa di Boyancé, per il quale non si tratta solo di aggiornare la teoria del movimento dopo l’introduzione del clinamen: “Sembra anche verosimile che l’argomentazione sia destinata a scartare soprattutto l’idea di un intervento dall’esterno che conferisca il movimento in seno all’universo. Sarebbe forse lo spirito (νοῦς) di Anassagora a esser preso di mira”(Boyancé 1970, pp. 130-131).
Lucrezio procede in tre tempi: prima (293-303) stabilisce che la quantità di materia non cambia mai, per cui il moto degli atomi e le leggi con cui le cose nascono e crescono restano sempre le stesse; poi (303-307) esclude che qualcosa possa alterare questo equilibrio, perché non esiste un “fuori” verso cui la materia possa fuggire o da cui una forza nuova possa irrompere (argomento che presuppone l’infinità del tutto già dimostrata nel libro I). Infine (308-332) affronta una possibile obiezione: se gli atomi sono in perpetuo movimento, perché il mondo appare in quiete? Lucrezio risponde richiamando i limiti della percezione: la natura degli atomi giace sotto la soglia dei sensi, e ciò che non si vede non se ne può vedere nemmeno il moto. Per rendere tangibile l’idea ricorre a un’analogia: anche oggetti in sé visibili, come un gregge o un esercito, perdono ai nostri occhi la percezione del movimento quando sono lontani. È quello che accade quando osserviamo da lontano delle pecore su un colle o una esercitazione militare: nel primo caso ci giunge solo il candore del manto delle pecore, nel secondo caso scompare il movimento, e i soldati sembrano immobili, fissi nella luce del sole.
Latino 39 vv.
- Nec stipata magis fuit umquam materiai
- copia nec porro maioribus intervallis.
- nam neque adaugescit quicquam neque deperit inde.
- quapropter quo nunc in motu principiorum
- corpora sunt, in eodem ante acta aetate fuere
- et posthac semper simili ratione ferentur,
- et quae consuerint gigni gignentur eadem
- condicione et erunt et crescent vique valebunt,
- quantum cuique datum est per foedera naturai.
- nec rerum summam commutare ulla potest vis;
- nam neque, quo possit genus ullum materiai
- effugere ex omni, quicquam est 〈extra〉, neque in omne
- unde coorta queat nova vis irrumpere et omnem
- naturam rerum mutare et vertere motus.
- Illud in his rebus non est mirabile, quare,
- omnia cum rerum primordia sint in motu,
- summa tamen summa videatur stare quiete,
- praeterquam siquid proprio dat corpore motus.
- omnis enim longe nostris ab sensibus infra
- primorum natura iacet; quapropter, ubi ipsa
- cernere iam nequeas, motus quoque surpere debent;
- praesertim cum, quae possimus cernere, celent
- saepe tamen motus spatio diducta locorum.
- nam saepe in colli tondentes pabula laeta
- lanigerae reptant pecudes quo quam 〈que〉 vocantes
- invitant herbae gemmantes rore recenti,
- et satiati agni ludunt blandeque coruscant;
- omnia quae nobis longe confusa videntur
- et velut in viridi candor consistere colli.
- praeterea magnae legiones cum loca cursu
- camporum complent belli simulacra cientes,
- fulgor ibi ad caelum se tollit totaque circum
- aere renidescit tellus subterque virum vi
- excitur pedibus sonitus clamoreque montes
- icti reiectant voces ad sidera mundi
- et circumvolitant equites mediosque repente
- transmittunt valido quatientes impete campos.
- et tamen est quidam locus altis montibus 〈unde〉
- stare videntur et in campis consistere fulgor.
Traduzione 53 vv.
- La materia in tutta la sua massa
- non è mai stata più compressa di ora
- e mai ha avuto interstizi maggiori:
- nulla infatti si aggiunge per accrescerla
- e nulla se ne perde. Ed è per questo
- che il moto attuale degli atomi è uguale
- a quello che in passato li agitava
- e uguale resterà anche in futuro;
- ciò che nasceva un tempo nasce adesso
- sotto le stesse condizioni, e cresce
- e giunge fino al pieno della forza
- per quel che la natura gli ha assegnato.
- Né esiste forza che possa mutare
- l’insieme delle cose: non c’è un luogo
- fuori di esso in cui possa fuggire
- parte della materia o da cui possa
- irrompere una qualche nuova forza
- e trasformare tutto l’universo
- mettendone in subbuglio i movimenti.
- Non desti meraviglia poi che mentre
- gli atomi primi sono in movimento
- il tutto sembra starsene in gran quiete
- a eccezione dei corpi che ricevono
- il moto da sé stessi. La natura
- degli atomi è al di sotto della soglia
- di ciò che è percepibile dai sensi;
- gli atomi si nascondono alla vista
- e così accade anche ai loro moti.
- Del resto anche le cose che vediamo
- quando sono lontane spesso celano
- i loro moti. Spesso sopra i colli
- le pecore si pascono dei prati
- abbondanti e si muovono chiamate
- dall’erbe tutte fresche di rugiada
- e giocano ben sazi gli agnellini
- spingendosi tra loro dolcemente;1
- a noi che la guardiamo da lontano
- la scena appare vaga, quasi come
- se del bianco posasse sopra il verde
- del colle. Grandi schiere di soldati2
- si lanciano nel campo simulando
- la battaglia; il bagliore delle armi
- si leva fino al cielo e tutt’intorno
- la terra ne risplende. Al di sotto
- s'alza dal suolo il rumore dei passi.
- Percosse dal fragore le montagne
- circostanti rilanciano le voci
- fino alle stelle. Volteggiano ai lati
- i cavalieri e irrompono ad un tratto
- nel campo con un impeto terribile.
- E tuttavia a chi guardasse la scena
- stando su monti lontani i soldati
- sembrerebbero fermi nella luce.
- 1 Gli agnellini coruscant: si muovono in modo vivace, ma al tempo stesso dolce (blande). Giocano tra di loro. Il verbo però può indicare anche il risplendere, con una sfumatura significativa, dato il contesto (anticipa il fulgore finale), che non è tuttavia facile mantenere nella traduzione.
- 2 Torna la visione della simulazione della battaglia, che abbiamo incontrato nel Proemio (vv. 40-45).