La deviazione degli atomi
- Su questo tema voglio che tu sappia
- anche che i primi elementi cadendo
- in linea retta giù nel vuoto, spinti
- dal loro peso, in un tempo e in un luogo
- imprevedibili hanno un lieve scarto,
- il minimo perché si possa dire
- che il percorso è cambiato. Senza questo
- minimo scarto gli elementi primi
- scenderebbero dritti giù nel vuoto
- profondo, simili a gocce di pioggia,
- e senza urti, senza alcun incontro
- tra essi la natura non avrebbe
- modo di generare cosa alcuna.
- Chi crede poi che i corpi più pesanti,
- che più rapidi vengono portati
- dritti nel vuoto, possano dall'alto
- cadere sopra i corpi più leggeri
- causando gli urti da cui nasce il moto
- che genera le cose, è ben lontano
- dalla retta ragione. È necessario
- che ogni cosa che cade attraversando
- l'acqua o l'aria rarefatta acceleri
- la caduta secondo il proprio peso,
- poiché né l'acqua né l'aria leggera
- possono ugualmente trattenere
- ogni cosa ma sono vinte e cedono
- rapidamente ai corpi più pesanti.
- Invece il vuoto mai, in nessun luogo
- e da nessuna parte può arrestare
- una cosa che cade; deve cederle
- all’istante poiché così richiede
- la sua natura. Tutto ciò che cade
- nella quiete del vuoto ha dunque uguale
- velocità, qualunque sia il suo peso.
- Giammai dall’alto i corpi più pesanti
- travolgeranno quelli più leggeri
- o causeranno gli urti e i mutamenti
- grazie ai quali ogni cosa è generata
- dalla natura. Perciò, dico ancora,
- occorre una leggera deviazione
- degli atomi, ma minima davvero,
- affinché non si creda che pensiamo
- dei moti obliqui, che l’osservazione
- della realtà dimostrerebbe falsi.
- È cosa manifesta e nota a tutti
- che cadendo dall’alto nessun peso
- per quanto è in sé può andare obliquamente.
- Questo fin dove arriva il nostro sguardo.
- Chi può dire però che non vi siano
- scarti che non possiamo percepire?
Traduzione: Antonio Vigilante
- Illud in his quoque te rebus cognoscere avemus,
- corpora cum deorsum rectum per inane feruntur
- ponderibus propriis, incerto tempore ferme
- incertisque locis spatio depellere paulum,
- tantum quod momen mutatum dicere possis.
- quod nisi declinare solerent, omnia deorsum,
- imbris uti guttae, caderent per inane profundum,
- nec foret offensus natus nec plaga creata
- principiis: ita nil umquam natura creasset.
- Quod si forte aliquis credit graviora potesse
- corpora, quo citius rectum per inane feruntur,
- incidere ex supero levioribus atque ita plagas
- gignere quae possint genitalis reddere motus,
- avius a vera longe ratione recedit.
- Nam per aquas quaecumque cadunt atque aera rarum,
- haec pro ponderibus casus celerare necessest
- propterea quia corpus aquae naturaque tenvis
- aeris haud possunt aeque rem quamque morari,
- sed citius cedunt gravioribus exsuperata.
- at contra nulli de nulla parte neque ullo
- tempore inane potest vacuum subsistere rei,
- quin, sua quod natura petit, concedere pergat;
- omnia quapropter debent per inane quietum
- aeque ponderibus non aequis concita ferri.
- Haud igitur poterunt levioribus incidere umquam
- ex supero graviora neque ictus gignere per se
- qui varient motus per quos natura gerat res.
- Quare etiam atque etiam paulum inclinare necessest
- corpora; nec plus quam minimum, ne fingere motus
- obliquos videamur et id res vera refutet.
- namque hoc in promptu manifestumque esse videmus,
- pondera, quantum in sest, non posse obliqua meare,
- ex supero cum praecipitant, quod cernere possis.
- sed nil omnino 〈recta〉 regione viai
- declinare quis est qui possit cernere sese?
Testo latino: Cyril Bailey
In questo passo di importanza fondamentale Lucrezio introduce il concetto di quello che, con un termine coniato da lui e che si trova qualche verso più oltre (292), traducendo il greco parénklisis (παρέγκλισις), si usa chiamare clinamen. La realtà che vediamo è fatta di cose; la fisica epicurea sostiene che queste cose a loro volta sono fatte di atomi e vuoto. Ma affinché gli atomi diano vita alle cose, occorre che si incontrino. Come può accadere? Nei versi precedenti Lucrezio ha sostenuto che gli atomi cadono dritti nel vuoto. Se così fosse, non vi sarebbe alcun incontro possibile. Si può pensare, certo, che alcuni atomi più pesanti finiscano addosso, cadendo, a quelli più leggeri, ma si tratta di un’ipotesi che non tiene conto della realtà del vuoto. Nella fisica epicurea un corpo pesante supera più facilmente la resistenza dell’acqua o dell’aria durante la caduta, mentre un corpo leggero ne viene trattenuto di più; ma il vuoto, di per sé, non è in grado di opporre alcuna resistenza. Cadendo nel vuoto, dunque, atomi di peso diverso hanno comunque la stessa velocità e sarebbero destinati a non incontrarsi mai se non vi fosse una leggera inclinazione del loro moto verticale. Si tratta di un’ipotesi introdotta per risolvere un problema teorico reale, ma che contrasta con l’esperienza comune. A meno che non intervenga una forza esterna come il vento, vediamo che i corpi cadono in modo verticale. Per non allontanarsi troppo dall’esperienza, bisogna dunque ipotizzare degli scarti, delle inclinazioni che siano minime, impercettibili allo sguardo, ma sufficienti per causare l’incontro degli atomi.
Latino 35 vv.
- Illud in his quoque te rebus cognoscere avemus,
- corpora cum deorsum rectum per inane feruntur
- ponderibus propriis, incerto tempore ferme
- incertisque locis spatio depellere paulum,
- tantum quod momen mutatum dicere possis.
- quod nisi declinare solerent, omnia deorsum,
- imbris uti guttae, caderent per inane profundum,
- nec foret offensus natus nec plaga creata
- principiis: ita nil umquam natura creasset.
- Quod si forte aliquis credit graviora potesse
- corpora, quo citius rectum per inane feruntur,
- incidere ex supero levioribus atque ita plagas
- gignere quae possint genitalis reddere motus,
- avius a vera longe ratione recedit.
- Nam per aquas quaecumque cadunt atque aera rarum,
- haec pro ponderibus casus celerare necessest
- propterea quia corpus aquae naturaque tenvis
- aeris haud possunt aeque rem quamque morari,
- sed citius cedunt gravioribus exsuperata.
- at contra nulli de nulla parte neque ullo
- tempore inane potest vacuum subsistere rei,
- quin, sua quod natura petit, concedere pergat;
- omnia quapropter debent per inane quietum
- aeque ponderibus non aequis concita ferri.
- Haud igitur poterunt levioribus incidere umquam
- ex supero graviora neque ictus gignere per se
- qui varient motus per quos natura gerat res.
- Quare etiam atque etiam paulum inclinare necessest
- corpora; nec plus quam minimum, ne fingere motus
- obliquos videamur et id res vera refutet.
- namque hoc in promptu manifestumque esse videmus,
- pondera, quantum in sest, non posse obliqua meare,
- ex supero cum praecipitant, quod cernere possis.
- sed nil omnino 〈recta〉 regione viai
- declinare quis est qui possit cernere sese?
Traduzione 50 vv.
- Su questo tema voglio che tu sappia
- anche che i primi elementi cadendo
- in linea retta giù nel vuoto, spinti
- dal loro peso, in un tempo e in un luogo
- imprevedibili hanno un lieve scarto,
- il minimo perché si possa dire
- che il percorso è cambiato. Senza questo
- minimo scarto gli elementi primi
- scenderebbero dritti giù nel vuoto
- profondo, simili a gocce di pioggia,
- e senza urti, senza alcun incontro
- tra essi la natura non avrebbe
- modo di generare cosa alcuna.
- Chi crede poi che i corpi più pesanti,
- che più rapidi vengono portati
- dritti nel vuoto, possano dall'alto
- cadere sopra i corpi più leggeri
- causando gli urti da cui nasce il moto
- che genera le cose, è ben lontano
- dalla retta ragione. È necessario
- che ogni cosa che cade attraversando
- l'acqua o l'aria rarefatta acceleri
- la caduta secondo il proprio peso,
- poiché né l'acqua né l'aria leggera
- possono ugualmente trattenere
- ogni cosa ma sono vinte e cedono
- rapidamente ai corpi più pesanti.
- Invece il vuoto mai, in nessun luogo
- e da nessuna parte può arrestare
- una cosa che cade; deve cederle
- all’istante poiché così richiede
- la sua natura. Tutto ciò che cade
- nella quiete del vuoto ha dunque uguale
- velocità, qualunque sia il suo peso.
- Giammai dall’alto i corpi più pesanti
- travolgeranno quelli più leggeri
- o causeranno gli urti e i mutamenti
- grazie ai quali ogni cosa è generata
- dalla natura. Perciò, dico ancora,
- occorre una leggera deviazione
- degli atomi, ma minima davvero,
- affinché non si creda che pensiamo
- dei moti obliqui, che l’osservazione
- della realtà dimostrerebbe falsi.
- È cosa manifesta e nota a tutti
- che cadendo dall’alto nessun peso
- per quanto è in sé può andare obliquamente.
- Questo fin dove arriva il nostro sguardo.
- Chi può dire però che non vi siano
- scarti che non possiamo percepire?