I corpi si muovono verso il basso
- È il momento, mi sembra, di mostrarti
- al riguardo che nessun corpo può
- sollevarsi con la sua sola forza
- e andare verso l’alto; e non ti ingannino
- gli atomi della fiamma. Si sviluppano,
- è vero, verso l’alto, come accade
- anche agli arbusti e alle floride messi
- mentre i corpi pesanti sono spinti
- spontaneamente verso il basso. Quando
- il fuoco giunge al tetto delle case
- e la fiamma lambisce rapidissima
- il soffitto e le travi non accade
- spontaneamente, senza che lo spinga
- una forza dal basso. E così il sangue
- quando zampilla come una fontana
- da una ferita del corpo. Considera
- con quanta forza poi l’acqua respinge
- le travi e i tronchi. Quanta più è la foga
- con cui li sprofondiamo giù nell’acqua
- a più braccia, immergendoli diritti,
- con tanto maggior slancio li rigetta
- e riemergono quasi interamente.
- E tuttavia non dubitiamo, credo,
- che queste cose tendano da sé
- a scivolare giù attraverso il vuoto.
- Così dunque attraverso le correnti
- d'aria le fiamme, spinte fuori, devono
- poter salire verso l'alto, anche
- se i loro pesi di per sé si sforzano
- di spingerle giù in basso. E le comete
- che volano di notte su nel cielo
- non vedi come lasciano una lunga
- scia di fuoco, ovunque la natura
- apra una via? Non vedi come cadono
- sulla terra le stelle e gli altri astri?
- Lo stesso sole dall'alto del cielo
- diffonde ovunque il calore e dissemina
- di luce i campi. Anche il suo calore
- pertanto si dirige verso terra.
- Vedi volare i fulmini, tagliando
- la pioggia, e i fuochi strappati alle nubi
- scontrarsi ora di qua ora di là
- ma normalmente tutta questa forza
- fiammeggiante si scarica poi a terra.
Traduzione: Antonio Vigilante
- Nunc locus est, tu opinor, in his illud quoque rebus
- confirmare tibi, nullam rem posse sua vi
- corpoream sursum ferri sursumque meare;
- ne tibi dent in eo flammarum corpora fraudem.
- sursus enim versus gignuntur et augmina sumunt
- et sursum nitidae fruges arbustaque crescunt,
- pondera, quantum in se est, cum deorsum cuncta ferantur.
- nec cum subsiliunt ignes ad tecta domorum
- et celeri flamma degustant tigna trabesque,
- sponte sua facere id sine vi subiecta putandum est.
- quod genus e nostro cum missus corpore sanguis
- emicat exsultans alte spargitque crouorem.
- nonne vides etiam quanta vi tigna trabesque
- respuat umor aquae? Nam quo magis ursimus alte
- derecta et magna vi multi pressimus aegre,
- tam cupide sursum revomit magis atque remittit,
- plus ut parte foras emergant exsiliantque.
- nec tamen haec, quantum est in se, dubitamus, opinor,
- quin vacuum per inane deorsum cuncta ferantur.
- sic igitur debent flammae quoque posse per auras
- aeris expressae sursum succedere, quamquam
- pondera, quantum in sest, deorsum deducere pugnent.
- noctumasque faces caeli sublime volantis
- nonne vides longos flammarum ducere tractus
- in quascumque dedit partis natura meatum?
- non cadere in terram stellas et sidera cernis?
- Sol etiam 〈caeli〉 de vertice dissipat omnis
- ardorem in partis et lumine conserit arva;
- in terras igitur quoque solis vergitur ardor.
- transversosque volare per imbris fulmina cernis;
- nunc hinc nunc illinc abrupti nubibus ignes
- concursant; cadit in terras vis flammea vulgo.
Testo latino: Cyril Bailey
Il passo affronta una delle obiezioni più immediate alla dottrina epicurea del moto naturale dei corpi verso il basso: se tutti i corpi pesanti tendono spontaneamente verso il basso, come si spiega il moto ascensionale della fiamma? Lucrezio risponde negando che il fuoco si muova verso l’alto per una tendenza propria, e costruisce la sua dimostrazione attraverso una serie di analogie fisiche concrete, secondo il metodo consueto del simile: la crescita delle piante verso l’alto (188-190), il fuoco che sale lungo travi e tetti (191-193), il sangue che sprizza da una ferita (194-195), e soprattutto l’analogia centrale del legno immerso nell’acqua che ne viene rigettato verso la superficie (196-200). Quest’ultima immagine è il vero perno argomentativo: come il legno non risale per una tendenza intrinseca all’alto, ma perché viene meccanicamente espulso dalla pressione del liquido circostante, così la fiamma viene sprinta fuori dall’aria, mentre il suo peso, di per sé, continuerebbe a tirarla verso il basso (205).
I versi 206-215 allargano la casistica ad altri fenomeni celesti che potrebbero sembrare controesempi al medesimo principio: le comete e le stelle cadenti, il tramondo degli astri, la luce del sole che si irradia verso il basso nonostante la sua sorgente elevata, i fulmini che squarciano obliquamente la pioggia, i fuochi che si scontrano tra le nubi prima di precipitare a terra. Il filo che lega questi esempi è la stessa preoccupazione che anima tutto il libro II: mostrare che i fenomeni celesti, per quanto spettacolari o apparentemente anomali, sono sempre riconducibili a leggi meccaniche uniformi, senza bisogno di ricorrere a cause finalistiche o divine.
Latino 32 vv.
- Nunc locus est, tu opinor, in his illud quoque rebus
- confirmare tibi, nullam rem posse sua vi
- corpoream sursum ferri sursumque meare;
- ne tibi dent in eo flammarum corpora fraudem.
- sursus enim versus gignuntur et augmina sumunt
- et sursum nitidae fruges arbustaque crescunt,
- pondera, quantum in se est, cum deorsum cuncta ferantur.
- nec cum subsiliunt ignes ad tecta domorum
- et celeri flamma degustant tigna trabesque,
- sponte sua facere id sine vi subiecta putandum est.
- quod genus e nostro cum missus corpore sanguis
- emicat exsultans alte spargitque crouorem.
- nonne vides etiam quanta vi tigna trabesque
- respuat umor aquae? Nam quo magis ursimus alte
- derecta et magna vi multi pressimus aegre,
- tam cupide sursum revomit magis atque remittit,
- plus ut parte foras emergant exsiliantque.
- nec tamen haec, quantum est in se, dubitamus, opinor,
- quin vacuum per inane deorsum cuncta ferantur.
- sic igitur debent flammae quoque posse per auras
- aeris expressae sursum succedere, quamquam
- pondera, quantum in sest, deorsum deducere pugnent.
- noctumasque faces caeli sublime volantis
- nonne vides longos flammarum ducere tractus
- in quascumque dedit partis natura meatum?
- non cadere in terram stellas et sidera cernis?
- Sol etiam 〈caeli〉 de vertice dissipat omnis
- ardorem in partis et lumine conserit arva;
- in terras igitur quoque solis vergitur ardor.
- transversosque volare per imbris fulmina cernis;
- nunc hinc nunc illinc abrupti nubibus ignes
- concursant; cadit in terras vis flammea vulgo.
Traduzione 44 vv.
- È il momento, mi sembra, di mostrarti
- al riguardo che nessun corpo può
- sollevarsi con la sua sola forza
- e andare verso l’alto; e non ti ingannino
- gli atomi della fiamma. Si sviluppano,
- è vero, verso l’alto, come accade
- anche agli arbusti e alle floride messi
- mentre i corpi pesanti sono spinti
- spontaneamente verso il basso. Quando
- il fuoco giunge al tetto delle case
- e la fiamma lambisce rapidissima
- il soffitto e le travi non accade
- spontaneamente, senza che lo spinga
- una forza dal basso. E così il sangue
- quando zampilla come una fontana
- da una ferita del corpo. Considera
- con quanta forza poi l’acqua respinge
- le travi e i tronchi. Quanta più è la foga
- con cui li sprofondiamo giù nell’acqua
- a più braccia, immergendoli diritti,
- con tanto maggior slancio li rigetta
- e riemergono quasi interamente.
- E tuttavia non dubitiamo, credo,
- che queste cose tendano da sé
- a scivolare giù attraverso il vuoto.
- Così dunque attraverso le correnti
- d'aria le fiamme, spinte fuori, devono
- poter salire verso l'alto, anche
- se i loro pesi di per sé si sforzano
- di spingerle giù in basso. E le comete
- che volano di notte su nel cielo
- non vedi come lasciano una lunga
- scia di fuoco, ovunque la natura
- apra una via? Non vedi come cadono
- sulla terra le stelle e gli altri astri?
- Lo stesso sole dall'alto del cielo
- diffonde ovunque il calore e dissemina
- di luce i campi. Anche il suo calore
- pertanto si dirige verso terra.
- Vedi volare i fulmini, tagliando
- la pioggia, e i fuochi strappati alle nubi
- scontrarsi ora di qua ora di là
- ma normalmente tutta questa forza
- fiammeggiante si scarica poi a terra.