Il mondo non esiste per il nostro bene
- Ma alcuni che non sanno come è fatta
- la materia a ciò oppongono che senza
- un intervento divino non possa
- la natura accordarsi così bene
- ai bisogni degli uomini: mutare
- le stagioni, far crescere le messi,
- e tutte le altre cose con le quali
- il piacere divino, che è la guida
- della vita, seduce noi mortali
- con le gioie del sesso a riprodurci
- perché il genere umano non scompaia.
- Ritenendo che tutto ciò sia fatto
- dagli dei per il bene di noi uomini
- costoro si allontanano dal vero
- e non di poco. Se pure ignorassi
- come son fatti gli elementi primi
- oserei confermare, per le stesse
- leggi del cielo e molte altre ragioni,
- che il mondo non ha origine divina
- e non esiste per il nostro bene:
- tanti sono i difetti di cui è colmo!
- Di questo, Memmio, ti dirò ampiamente
- più oltre. Ora vediamo cosa resta
- da sapere riguardo al movimento.
Traduzione: Antonio Vigilante
- At quidam contra haec, ignari materiai,
- naturam non posse deum sine numine credunt
- tanto opere humanis rationibus admoderate
- tempora mutare annorum frugesque creare,
- et iam cetera, mortalis quae suadet adire
- ipsaque deducit dux vitae dia voluptas
- et res per Veneris blanditur saecla propagent,
- ne genus occidat humanum. Quorum omnia causa
- constituisse deos cum fingunt, omnibu’ rebus
- magno opere a vera lapsi ratione videntur.
- nam quamvis rerum ignorem primordia quae sint,
- hoc tamen ex ipsis caeli rationibus ausim
- confirmare aliisque ex rebus reddere multis,
- nequaquam nobis divinitus esse creatam
- naturam mundi: tanta stat praedita culpa.1
- quae tibi posterius, Memmi, faciemus aperta.
- nunc id quod superest de motibus expediemus.
- 1 tanta stat è correzione di Lachmann, generalmente accolta. OQ hanno quamquam. A lungo è stata adottata la correzione di Pontano: quae tanta est.
Testo latino: Cyril Bailey
Il passo segna una cesura polemica rispetto ai versi precedenti. Fin qui Lucrezio ha condotto un’argomentazione fisica: il moto degli atomi, la loro aggregazione, i meccanismi che governano la formazione delle cose; ora introduce un avversario. Si può leggere nel passo un attacco agli Stoici, dal momento che l’ordine del mondo come prova di un progetto provvidenziale è la tesi centrale della teologia storica, ma è bene tener presente che l’argomento teleologico – inferire il progetto divino dall’utilità del mondo – è patrimonio più ampio del pensiero religioso e popolare antico, non solo della scuola del Portico; Senofonte, ad esempio, lo attribuisce a Socrate nei Memorabili (I.4 e IV.3).
Lucrezio non nega in questo passo l’esistenza degli dèi, questione che tratterà altrove. Nega piuttosto che l’ordine del mondo sia stato predisposto per noi; attacca dunque principalmente l’antropocentrismo. Anche ammettendo per un istante l’ignoranza della struttura ultima della materia (gli atomi, i “primi elementi”), l’argomento contro la creazione provvidenziale del mondo si scontra con le evidenti imperfezioni del mondo. Il tanta stat praedita culpa del verso 180 (che tornerà in V, 199) è tra le espressioni più note di Lucrezio, ed è fondamentale per comprenderne la visione del mondo. A un pensiero che cerca di adattare il mondo alle nostre esigenze di rassicurazione, assicurando la nostra centralità nel cosmo, contrappone una visione disincantata dell’universo, che nulla concede ai nostri bisogni. L’arte di vivere non si conquista fingendo che il mondo sia altro da quello che è, ma chiedendosi quali spazi vi siano per una vita buona in un universo che non è stato creato per noi. La buona notizia, come abbiamo già visto, è che anche in questo mondo non fatto per noi il piacere è sempre facilmente ottenibile. Si potrebbe osservare che parlando di imperfezioni dell’universo Lucrezio, mentre attacca l’antropocentrismo, non rinuncia a una visione antropocentrica: perché è evidente che al nostro sguardo l’universo appare imperfetto. Si tratta, in realtà, di assumere lo stesso sguardo dei suoi avversari, per concludere che, se vogliamo giudicare l’universo in base alle nostre esigenze, allora esso è imperfetto. Qui tuttavia Lucrezio non si sofferma su queste imperfezioni, chiudendo la questione in modo lapidario. La culpa dell’universo sarà il tema della tragica visione con cui si conclude il poema: quella della peste ad Atene.
Latino 17 vv.
- At quidam contra haec, ignari materiai,
- naturam non posse deum sine numine credunt
- tanto opere humanis rationibus admoderate
- tempora mutare annorum frugesque creare,
- et iam cetera, mortalis quae suadet adire
- ipsaque deducit dux vitae dia voluptas
- et res per Veneris blanditur saecla propagent,
- ne genus occidat humanum. Quorum omnia causa
- constituisse deos cum fingunt, omnibu’ rebus
- magno opere a vera lapsi ratione videntur.
- nam quamvis rerum ignorem primordia quae sint,
- hoc tamen ex ipsis caeli rationibus ausim
- confirmare aliisque ex rebus reddere multis,
- nequaquam nobis divinitus esse creatam
- naturam mundi: tanta stat praedita culpa.1
- quae tibi posterius, Memmi, faciemus aperta.
- nunc id quod superest de motibus expediemus.
- 1 tanta stat è correzione di Lachmann, generalmente accolta. OQ hanno quamquam. A lungo è stata adottata la correzione di Pontano: quae tanta est.
Traduzione 24 vv.
- Ma alcuni che non sanno come è fatta
- la materia a ciò oppongono che senza
- un intervento divino non possa
- la natura accordarsi così bene
- ai bisogni degli uomini: mutare
- le stagioni, far crescere le messi,
- e tutte le altre cose con le quali
- il piacere divino, che è la guida
- della vita, seduce noi mortali
- con le gioie del sesso a riprodurci
- perché il genere umano non scompaia.
- Ritenendo che tutto ciò sia fatto
- dagli dei per il bene di noi uomini
- costoro si allontanano dal vero
- e non di poco. Se pure ignorassi
- come son fatti gli elementi primi
- oserei confermare, per le stesse
- leggi del cielo e molte altre ragioni,
- che il mondo non ha origine divina
- e non esiste per il nostro bene:
- tanti sono i difetti di cui è colmo!
- Di questo, Memmio, ti dirò ampiamente
- più oltre. Ora vediamo cosa resta
- da sapere riguardo al movimento.