Contro Anassagora
- Ora scrutiamo l'omeomeria
- di Anassagora. Questo è il nome greco;
- la povertà della lingua dei padri
- non mi consente di usare altro termine.
- Ma è facile spiegare cosa sia.
- In primo luogo essa consiste in questo:
- le ossa sono formate da altre ossa
- minute, piccolissime, e così
- le viscere che vengono da viscere
- più piccole, si forma il nostro sangue
- da molte piccole gocce di sangue
- unite tra di loro, l'oro è fatto
- da tante piccole pagliuzze d'oro
- e di pezzetti di terra la terra;
- e così il fuoco è composto di fuoco
- e l'acqua d'acqua. È convinto e si immagina
- che ogni altra cosa simile si formi
- in questo modo. Però non ammette
- che vi sia in qualche parte delle cose
- del vuoto né che vi sia un ben preciso
- limite al suddividersi dei corpi.
- Sbaglia, mi sembra, in entrambe le cose
- come quelli di cui ho detto sopra.
- Aggiungi che s'immagina principi
- troppo deboli, ammesso che si possano
- considerare tali dei principi
- che hanno la stessa natura dei corpi,
- che patiscono e muoiono anch'essi
- e che nulla trattiene dal dissolversi.
- Quale tra di essi infatti reggerebbe
- un forte schiacciamento, sottraendosi
- ai denti della morte? Il fuoco? L'acqua?
- O forse l'aria? Quale di essi? Il sangue
- o le ossa? Nessuno, credo. Tutti
- sono ugualmente soggetti alla morte
- proprio come le cose che ci appaiono
- e che muoiono sotto i nostri occhi
- se un qualche violenza le travolge.
- E lo ripeto: nulla può ridursi
- al nulla né dal nulla può prodursi.
- Poiché il cibo alimenta e nutre il corpo
- è poi chiaro che vene, sangue ed ossa
- ⟨...⟩
- e se ancora diranno che ogni cibo
- è di sostanza mista e ha in sé i corpuscoli
- dei nervi, delle ossa, delle vene
- e particelle di sangue, dovremo
- credere allora che qualsiasi cibo
- sia esso secco o umido, sia fatto
- sempre da un misto di cose diverse
- come la sanie, il sangue, le ossa e i nervi.
- Se inoltre tutte le cose che crescono
- dalla terra già sono nella terra
- è necessario che la terra stessa
- sia composta da cose ad essa estranee.
- Trasferisci il discorso in altro campo:
- potrai fare uso di parole identiche.
- Se già contiene in sé, benché nascosti,
- il fuoco, il fumo e la cenere, il legno
- è fatto allora di elementi estranei
- che sorgono da essa. I corpi, inoltre,
- che la terra fa crescere e alimenta
- Resta solo una stretta via di fuga
- che Anassagora tenta, sostenendo
- che certo, in ogni cosa si nascondono
- tutte le altre, ma appare solo quella
- che è più presente nel miscuglio e meglio
- in evidenza o posta in prima fila.
- Siamo anche qui ben lontani dal vero.
- Se così fosse quando maciniamo
- sotto una pietra massiccia il frumento
- dovrebbe comparire qualche traccia
- di sangue o di qualcuno degli umori
- del nostro corpo. E ugualmente dell'erba
- schiacciata tra due pietre perderebbe
- del sangue e l'acqua stillerebbe dolci
- gocce simili al latte delle pecore
- e sminuzzando la terra vedremmo
- mischiati ad essa parti minutissime
- d'ogni genere d'erba e grani e fronde
- e nel legno, spezzandolo, vedremmo
- cenere, fumo ed un fuoco nascosto.
- È evidente che questo non accade.
- Non esiste un tale mescolarsi
- di una cosa con l'altra; sono i semi
- comuni ad ogni cosa che, invisibili,
- si mischiano tra loro in molti modi.
- "Ma spesso", obietti, "accade che sui monti
- le alte cime degli alberi, piegate
- dalla forza del vento, si strofinino
- l'un l'altra fino a quando come un fiore
- sup> s'apre tra loro il fuoco." Hai ragione,
- ma la causa non è il fuoco nascosto
- nel legno bensì i semi del calore
- che, richiamati dallo sfregamento,
- accorrono in gran numero, incendiando
- le selve. Ché se queste nascondessero
- la fiamma in sé non potrebbero a lungo
- celare il fuoco: divampando ovunque
- travolgerebbe gli alberi e le selve.
- E vedi dunque, come ho appena detto,
- quanta importanza spesso ha per gli atomi
- con quali altri si uniscono e in che modo
- e quale moto imprimono e ricevono;
- e sono appunto questi cambiamenti
- minimi della loro posizione
- che producono il fuoco oppure il legno.
- La stessa cosa accade alle parole:
- basta spostare di poco le lettere
- e distinguiamo il "ligneo" dall'"igneo".
- Se infine non riesci a concepire
- tutto quello che vedi senza credere
- che provenga da corpi materiali
- dotati delle stesse qualità
- delle cose, adoperi un criterio
- che travolge la stessa convinzione
- che esistano elementi primordiali.
- Non dovranno, in tal caso, essere scossi
- da un riso irrefrenabile o versare
- lacrime amare sul viso e le guance?
Traduzione: Antonio Vigilante
- Nunc et Anaxagorae scrutemur homoeomerian
- quam Grai memorant nec nostra dicere lingua
- concedit nobis patrii sermonis egestas,
- sed tamen ipsam rem facilest exponere verbis.
- principio, rerum quam dicit homoeomerian,
- ossa videlicet e pauxillis atque minutis
- ossibus hic et de pauxillis atque minutis
- visceribus viscus gigni sanguenque creari
- sanguinis inter se multis coeuntibus' guttis
- ex aurique putat micis consistere posse
- aurum et de terris terram concrescere parvis,
- ignibus ex ignis, umorem umoribus esse,
- cetera consimili fingit ratione putatque.
- nec tamen esse ulla idem parte in rebus inane
- concedit neque corporibus finem esse secandis.
- quare in utraque mihi pariter ratione videtur
- errare atque illi, supra quos diximus ante.
- adde quod inbecilla nimis primordia fingit;
- si primordia sunt, simili quae praedita constant
- natura atque ipsae res sunt aequeque laborant
- et pereunt, neque ab exitio res ulla refrenat.
- nam quid in oppressu valido durabit eorum,
- ut mortem effugiat, leti sub dentibus ipsis?
- ignis an umor an aura? quid horum? sanguen an ossa?
- nil, ut opinor, ubi ex aequo res funditus omnis
- tam mortalis erit quam quae manifesta videmus
- ex oculis nostris aliqua vi victa perire.
- at neque reccidere ad nilum res posse neque autem
- crescere de nihilo testor res ante probatas.
- praeterea quoniam cibus auget corpus alitque,
- scire licet nobis venas et sanguen et ossa1
- ⟨...⟩
- sive cibos omnis commixto corpore dicent
- esse et habere in se nervorum corpora parva
- ossaque et omnino venas partisque cruoris,
- fiet uti cibus omnis, et aridus et liquor ipse,
- ex alienigenis rebus constare putetur,
- ossibus et nervis sanieque et sanguine mixto.
- praeterea quae cumque e terra corpora crescunt
- si sunt in terris, terram constare necessest
- ex alienigenis, quae terris exoriuntur.
- transfer item, totidem verbis utare licebit.
- in lignis si flamma latet fumusque cinisque,
- ex alienigenis consistant ligna necessest,
- ex alienigenis, quae lignis exoriuntur.2
- praeterea tellus quae corpora cumque alit auget
- Linquitur hic quaedam latitandi copia tenvis,
- id quod Anaxagoras sibi sumit, ut omnibus omnis
- res putet inmixtas rebus latitare, sed illud
- apparere unum cuius sint plurima mixta
- et magis in promptu primaque in fronte locata.
- quod tamen a vera longe ratione repulsumst.
- conveniebat enim fruges quoque saepe, minaci
- robore cum saxi franguntur, mittere signum
- sanguinis aut aliquid, nostro quae corpore aluntur,
- cum lapidi in lapidem terimus, manare cruorem.
- consimili ratione herbas quoque saepe decebat
- et latices dulcis guttas similique sapore
- mittere, lanigerae quali sunt ubere lactis,
- scilicet et glebis terrarum saepe friatis
- herbarum genera et fruges frondesque videri
- dispertita inter terram latitare minute,
- postremo in lignis cinerem fumumque videri,
- cum praefracta forent, ignisque latere minutos.
- quorum nil fieri quoniam manifesta docet res,
- scire licet non esse in rebus res ita mixtas,
- verum semina multimodis inmixta latere
- multarum rerum in rebus communia debent.
- 'At saepe in magnis fit montibus' inquis 'ut altis
- arboribus vicina cacumina summa terantur
- inter se, validis facere id cogentibus austris,
- donec flammai fulserunt flore coorto.'
- scilicet et non est lignis tamen insitus ignis,
- verum semina sunt ardoris multa, terendo
- quae cum confluxere, creant incendia silvis.
- quod si facta foret silvis abscondita flamma,
- non possent ullum tempus celarier ignes,
- conficerent vulgo silvas, arbusta cremarent.
- iamne vides igitur, paulo quod diximus ante,
- permagni referre eadem primordia saepe
- cum quibus et quali positura contineantur
- et quos inter se dent motus accipiantque,
- atque eadem paulo inter se mutata creare
- ignes et lignum? quo pacto verba quoque ipsa
- inter se paulo mutatis sunt elementis,
- cum ligna atque ignes distincta voce notemus.
- Denique iam quae cumque in rebus cernis apertis
- si fieri non posse putas, quin materiai
- corpora consimili natura praedita fingas,
- hac ratione tibi pereunt primordia rerum:
- fiet uti risu tremulo concussa cachinnent
- et lacrimis salsis umectent ora genasque.
- 1 Gli editori suppongono una lacuna dopo il verso 860.
- 2 Le difficoltà del passo sono risolte diversamente dagli editori. Bailey, seguito nella traduzione, sposta il verso 873 dopo il verso 874, supponendo poi una lacuna.
Testo latino: Cyril Bailey
Dopo aver confutato Eraclito, Empedocle e Democrito, è la volta di Anassagora di Clazomene. La confutazione della sua teoria chiude la rassegna dossografica del primo libro.
Il passo si apre ancora con una constatazione della povertà filosofica della lingua latina. Data la particolarità del termine centrale della filosofia di Anassagora – l’omeomeria – Lucrezio è costretto a usare la parola greca, anche perché la sfida di trovare equivalenti, se ha senso per l’epicureismo, ne ha molto meno per una dottrina che si tratta solo di confutare.
La dottrina dell’omeomeria sostiene che ogni cosa è fatta di parti simili a sé stessa: le ossa di ossicini, il sangue di gocce di sangue, l’oro di granelli d’oro. Contro questa teoria, che sembra riuscire a spiegare la trasformazione degli elementi (il cibo diventa sangue e ossa perché li contiene già in forma minuta), Lucrezio usa argomenti che abbiamo già visto all’opera contro gli altri filosofi naturalisti: la negazione del vuoto e la divisibilità della materia. Ma l’attacco centrale riguarda la specificità dell’omeomeria. Se essa è composta della stessa natura delle cose che compone, allora a differenza dell’atomo, che è eterno e dunque può costituire una base solida per la natura, sarà soggetta alle stesse dinamiche di corruzione e dissoluzione di tutte le cose naturali. Se così fosse, tutto si ridurrebbe al nulla, cosa che come sappiamo è impossibile.
Seguono una serie di argomenti per assurdo. Se ogni alimento contiene già in sé tutti gli elementi del corpo, macinando il grano dovremmo vedere tracce di sangue; schiacciando l’erba dovrebbe sgorgare qualcosa di simile al latte; spezzando il legno dovremmo vedere cenere e fuoco. Nulla di questo accade. La teoria non è soltanto logicamente problematica, ma è anche smentita dall’esperienza.
Al verso 897 subentra una obiezione ipotetica del Memmio-lettore: spesso nei boschi le cime degli alberi si sfregano e da tale sfregamento nasce il fuoco. Come può accadere, se non c’è nell’albero già il fuoco? La risposta di Lucrezio è che nell’albero ci sono gli atomi legati al calore, che lo sfregamento fa accorrere generando il fuoco. D’altra parte, se davvero in ogni albero fossero presenti non gli elementi che, in certe circostanze (come lo sfregamento), producono il fuoco, ma il fuoco stesso, questo fuoco non resterebbe celato, ma brucerebbe inevitabilmente le foreste.
In conclusione torna l’analogia tra gli atomi e le lettere. La differenza tra ligna e ignis – legno e fuoco (che nella traduzione per mantenere la differenza di una sola lettera diventano ligneo e igneo) – dipende da una piccola risistemazione delle stesse lettere; così la differenza tra il legno e il fuoco nella realtà dipende da una piccola risistemazione degli stessi atomi.
Il brano si chiude con un’immagine fortemente grottesca. Se in ogni cosa è contenuto tutto, allora dobbiamo immaginare che al fondo della materia non vi siano atomi eterni, ma elementi che, esattamente come noi, sono capaci di sghignazzare o di piangere.
Latino 92 vv.
- Nunc et Anaxagorae scrutemur homoeomerian
- quam Grai memorant nec nostra dicere lingua
- concedit nobis patrii sermonis egestas,
- sed tamen ipsam rem facilest exponere verbis.
- principio, rerum quam dicit homoeomerian,
- ossa videlicet e pauxillis atque minutis
- ossibus hic et de pauxillis atque minutis
- visceribus viscus gigni sanguenque creari
- sanguinis inter se multis coeuntibus' guttis
- ex aurique putat micis consistere posse
- aurum et de terris terram concrescere parvis,
- ignibus ex ignis, umorem umoribus esse,
- cetera consimili fingit ratione putatque.
- nec tamen esse ulla idem parte in rebus inane
- concedit neque corporibus finem esse secandis.
- quare in utraque mihi pariter ratione videtur
- errare atque illi, supra quos diximus ante.
- adde quod inbecilla nimis primordia fingit;
- si primordia sunt, simili quae praedita constant
- natura atque ipsae res sunt aequeque laborant
- et pereunt, neque ab exitio res ulla refrenat.
- nam quid in oppressu valido durabit eorum,
- ut mortem effugiat, leti sub dentibus ipsis?
- ignis an umor an aura? quid horum? sanguen an ossa?
- nil, ut opinor, ubi ex aequo res funditus omnis
- tam mortalis erit quam quae manifesta videmus
- ex oculis nostris aliqua vi victa perire.
- at neque reccidere ad nilum res posse neque autem
- crescere de nihilo testor res ante probatas.
- praeterea quoniam cibus auget corpus alitque,
- scire licet nobis venas et sanguen et ossa1
- ⟨...⟩
- sive cibos omnis commixto corpore dicent
- esse et habere in se nervorum corpora parva
- ossaque et omnino venas partisque cruoris,
- fiet uti cibus omnis, et aridus et liquor ipse,
- ex alienigenis rebus constare putetur,
- ossibus et nervis sanieque et sanguine mixto.
- praeterea quae cumque e terra corpora crescunt
- si sunt in terris, terram constare necessest
- ex alienigenis, quae terris exoriuntur.
- transfer item, totidem verbis utare licebit.
- in lignis si flamma latet fumusque cinisque,
- ex alienigenis consistant ligna necessest,
- ex alienigenis, quae lignis exoriuntur.2
- praeterea tellus quae corpora cumque alit auget
- Linquitur hic quaedam latitandi copia tenvis,
- id quod Anaxagoras sibi sumit, ut omnibus omnis
- res putet inmixtas rebus latitare, sed illud
- apparere unum cuius sint plurima mixta
- et magis in promptu primaque in fronte locata.
- quod tamen a vera longe ratione repulsumst.
- conveniebat enim fruges quoque saepe, minaci
- robore cum saxi franguntur, mittere signum
- sanguinis aut aliquid, nostro quae corpore aluntur,
- cum lapidi in lapidem terimus, manare cruorem.
- consimili ratione herbas quoque saepe decebat
- et latices dulcis guttas similique sapore
- mittere, lanigerae quali sunt ubere lactis,
- scilicet et glebis terrarum saepe friatis
- herbarum genera et fruges frondesque videri
- dispertita inter terram latitare minute,
- postremo in lignis cinerem fumumque videri,
- cum praefracta forent, ignisque latere minutos.
- quorum nil fieri quoniam manifesta docet res,
- scire licet non esse in rebus res ita mixtas,
- verum semina multimodis inmixta latere
- multarum rerum in rebus communia debent.
- 'At saepe in magnis fit montibus' inquis 'ut altis
- arboribus vicina cacumina summa terantur
- inter se, validis facere id cogentibus austris,
- donec flammai fulserunt flore coorto.'
- scilicet et non est lignis tamen insitus ignis,
- verum semina sunt ardoris multa, terendo
- quae cum confluxere, creant incendia silvis.
- quod si facta foret silvis abscondita flamma,
- non possent ullum tempus celarier ignes,
- conficerent vulgo silvas, arbusta cremarent.
- iamne vides igitur, paulo quod diximus ante,
- permagni referre eadem primordia saepe
- cum quibus et quali positura contineantur
- et quos inter se dent motus accipiantque,
- atque eadem paulo inter se mutata creare
- ignes et lignum? quo pacto verba quoque ipsa
- inter se paulo mutatis sunt elementis,
- cum ligna atque ignes distincta voce notemus.
- Denique iam quae cumque in rebus cernis apertis
- si fieri non posse putas, quin materiai
- corpora consimili natura praedita fingas,
- hac ratione tibi pereunt primordia rerum:
- fiet uti risu tremulo concussa cachinnent
- et lacrimis salsis umectent ora genasque.
Traduzione 120 vv.
- Ora scrutiamo l'omeomeria
- di Anassagora. Questo è il nome greco;
- la povertà della lingua dei padri
- non mi consente di usare altro termine.
- Ma è facile spiegare cosa sia.
- In primo luogo essa consiste in questo:
- le ossa sono formate da altre ossa
- minute, piccolissime, e così
- le viscere che vengono da viscere
- più piccole, si forma il nostro sangue
- da molte piccole gocce di sangue
- unite tra di loro, l'oro è fatto
- da tante piccole pagliuzze d'oro
- e di pezzetti di terra la terra;
- e così il fuoco è composto di fuoco
- e l'acqua d'acqua. È convinto e si immagina
- che ogni altra cosa simile si formi
- in questo modo. Però non ammette
- che vi sia in qualche parte delle cose
- del vuoto né che vi sia un ben preciso
- limite al suddividersi dei corpi.
- Sbaglia, mi sembra, in entrambe le cose
- come quelli di cui ho detto sopra.
- Aggiungi che s'immagina principi
- troppo deboli, ammesso che si possano
- considerare tali dei principi
- che hanno la stessa natura dei corpi,
- che patiscono e muoiono anch'essi
- e che nulla trattiene dal dissolversi.
- Quale tra di essi infatti reggerebbe
- un forte schiacciamento, sottraendosi
- ai denti della morte? Il fuoco? L'acqua?
- O forse l'aria? Quale di essi? Il sangue
- o le ossa? Nessuno, credo. Tutti
- sono ugualmente soggetti alla morte
- proprio come le cose che ci appaiono
- e che muoiono sotto i nostri occhi
- se un qualche violenza le travolge.
- E lo ripeto: nulla può ridursi
- al nulla né dal nulla può prodursi.
- Poiché il cibo alimenta e nutre il corpo
- è poi chiaro che vene, sangue ed ossa
- ⟨...⟩
- e se ancora diranno che ogni cibo
- è di sostanza mista e ha in sé i corpuscoli
- dei nervi, delle ossa, delle vene
- e particelle di sangue, dovremo
- credere allora che qualsiasi cibo
- sia esso secco o umido, sia fatto
- sempre da un misto di cose diverse
- come la sanie, il sangue, le ossa e i nervi.
- Se inoltre tutte le cose che crescono
- dalla terra già sono nella terra
- è necessario che la terra stessa
- sia composta da cose ad essa estranee.
- Trasferisci il discorso in altro campo:
- potrai fare uso di parole identiche.
- Se già contiene in sé, benché nascosti,
- il fuoco, il fumo e la cenere, il legno
- è fatto allora di elementi estranei
- che sorgono da essa. I corpi, inoltre,
- che la terra fa crescere e alimenta
- Resta solo una stretta via di fuga
- che Anassagora tenta, sostenendo
- che certo, in ogni cosa si nascondono
- tutte le altre, ma appare solo quella
- che è più presente nel miscuglio e meglio
- in evidenza o posta in prima fila.
- Siamo anche qui ben lontani dal vero.
- Se così fosse quando maciniamo
- sotto una pietra massiccia il frumento
- dovrebbe comparire qualche traccia
- di sangue o di qualcuno degli umori
- del nostro corpo. E ugualmente dell'erba
- schiacciata tra due pietre perderebbe
- del sangue e l'acqua stillerebbe dolci
- gocce simili al latte delle pecore
- e sminuzzando la terra vedremmo
- mischiati ad essa parti minutissime
- d'ogni genere d'erba e grani e fronde
- e nel legno, spezzandolo, vedremmo
- cenere, fumo ed un fuoco nascosto.
- È evidente che questo non accade.
- Non esiste un tale mescolarsi
- di una cosa con l'altra; sono i semi
- comuni ad ogni cosa che, invisibili,
- si mischiano tra loro in molti modi.
- "Ma spesso", obietti, "accade che sui monti
- le alte cime degli alberi, piegate
- dalla forza del vento, si strofinino
- l'un l'altra fino a quando come un fiore
- sup> s'apre tra loro il fuoco." Hai ragione,
- ma la causa non è il fuoco nascosto
- nel legno bensì i semi del calore
- che, richiamati dallo sfregamento,
- accorrono in gran numero, incendiando
- le selve. Ché se queste nascondessero
- la fiamma in sé non potrebbero a lungo
- celare il fuoco: divampando ovunque
- travolgerebbe gli alberi e le selve.
- E vedi dunque, come ho appena detto,
- quanta importanza spesso ha per gli atomi
- con quali altri si uniscono e in che modo
- e quale moto imprimono e ricevono;
- e sono appunto questi cambiamenti
- minimi della loro posizione
- che producono il fuoco oppure il legno.
- La stessa cosa accade alle parole:
- basta spostare di poco le lettere
- e distinguiamo il "ligneo" dall'"igneo".
- Se infine non riesci a concepire
- tutto quello che vedi senza credere
- che provenga da corpi materiali
- dotati delle stesse qualità
- delle cose, adoperi un criterio
- che travolge la stessa convinzione
- che esistano elementi primordiali.
- Non dovranno, in tal caso, essere scossi
- da un riso irrefrenabile o versare
- lacrime amare sul viso e le guance?