La formazione dei corpi
- Tra i corpi distinguiamo gli elementi
- primi da ciò che formano associandosi.
- I primi sono solidi a tal punto
- che non c'è forza in grado di distruggerli.
- È difficile credere che possa
- esistere qualcosa che abbia un corpo
- solido. Infatti i fulmini del cielo
- attraversano i muri delle case,
- come fanno le voci ed i rumori,
- il ferro s'arroventa nella brace
- si spaccano le pietre quando il caldo
- è feroce e a un fuoco vivo cedono
- per quanto siano duri l'oro e il bronzo.
- Sia il calore che il freddo sono in grado
- di penetrare fin dentro all'argento;
- ce ne accorgiamo quando, come si usa,
- teniamo una coppa tra le mani
- e versando del liquido dall'alto
- avvertiamo all'istante il caldo e il freddo.
- A tal punto non sembra che vi sia
- al mondo cosa alcuna che sia solida.
- Ma poiché a ciò ci spinge la ragione
- e la natura stessa delle cose,
- ascolta: spiegherò con pochi versi
- l'esistenza di corpi eterni e solidi;
- dirò che sono i semi ed i primordi
- che ora formano tutto l'universo.
- Anzitutto, poiché abbiamo scoperto
- che è diversa la duplice natura
- di questi due elementi, la materia
- e lo spazio in cui tutte le cose
- si compiono, occorre che sia l'una
- che l'altro siano puri e separati.
- Infatti ovunque s'apra quello spazio
- che chiamo vuoto manca la materia,
- e dov'è la materia non c'è il vuoto.
- Gli elementi primari sono dunque
- solidi e senza vuoto. Poiché inoltre
- è presente del vuoto nelle cose
- generate occorre che vi sia
- a circondarlo la materia solida;
- mai la ragione potrebbe accettare
- che un corpo abbia dentro sé il vuoto
- se non si ammette qualcosa di solido
- che lo racchiude. Nulla però può
- costringere il vuoto nelle cose
- se non un aggregato di materia.
- Pertanto la materia, essendo solida,
- può durare in eterno, mentre il resto
- si dissolve. Se non ci fosse poi
- alcun vuoto, sarebbe tutto solido;
- tutto sarebbe vuoto, d'altra parte,
- se non vi fossero certi corpuscoli
- a riempire e occupare ogni spazio.
- In modo alterno dunque la materia
- è limitata dal vuoto, poiché
- non c'è né il pieno perfetto
- e né il perfetto vuoto; dunque esistono
- corpi ben definiti che riescono
- a limitare il vuoto con il pieno.
- E questi sono tali che non possono
- andare in pezzi per un colpo esterno
- o disfarsi perché qualcosa penetra
- al loro interno o ancora vacillare
- per l'opera di qualche altra spinta,
- come ho mostrato qualche verso fa.
- È chiaro: quando manca il vuoto nulla
- può collidere frangersi spezzarsi
- in due e aprirsi all'umido o al freddo
- o al fuoco che distruggono ogni cosa.
- Più vuoto un corpo chiude in sé, più cede
- al loro attacco. Se dunque i corpuscoli
- primordiali son come ti ho insegnato,
- solidi e senza vuoto, è necessario
- che siano eterni. E se così non fosse
- tutto sarebbe già tornato al nulla
- e dal nulla sarebbe poi rinato.
- E poiché, come prima ti ho insegnato,
- nulla può nascere dal nulla e niente
- di quel che è nato può tornare al nulla
- questi elementi primordiali devono
- essere eterni. In essi si dissolvono
- i corpi nel momento della fine
- perché vi sia materia sufficiente
- per la ricostruzione delle cose.
- Questi elementi sono dunque solidi
- e semplici, altrimenti non potrebbero
- conservarsi nel tempo e garantire
- l'eterno rinnovarsi di ogni cosa.
- Se dunque la natura non avesse
- fissato un limite al di là del quale
- ogni cosa non può più frantumarsi
- il tempo che è passato avrebbe ormai
- disgregato i corpuscoli a tal punto
- che più nessuna cosa risultante
- da essi giungerebbe, entro un dato
- periodo di tempo, a completare
- tutto il percorso della sua esistenza.
- Tutto, vediamo, si dissolve in fretta
- mentre lento è il processo di ricrescita,
- e dunque quel che il tempo già passato
- nel volgere dei secoli ha squassato,
- frantumato e travolto non avrebbe
- il tempo necessario per ricrescere.
- E certo esiste un limite ben fisso
- alla disgregazione, se vediamo
- che le cose ricrescono e ogni specie
- di viventi ha il suo tempo per attingere
- il fiore dell'età. A ciò si aggiunga
- che per quanto formati da materia
- ben solida i corpuscoli compongono
- cose morbide: acqua aria terra
- e vapori. È possibile dar conto
- di come ciò succeda se ogni cosa
- ha misto dentro sé uno spazio vuoto,
- ma se al contrario gli elementi primi
- fossero molli in che modo potrebbero
- nascere il ferro e la dura selce?
- Non si potrebbe renderne ragione;
- infatti la natura mancherebbe
- fin dal principio di ogni fondamento.
- Questi elementi sono dunque solidi
- e molto semplici ed è per il loro
- intrecciarsi più denso che le cose
- possono tutte stringersi e mostrare
- una più vigorosa resistenza.
- Se non si pone un limite al dissolversi
- dei corpi in ogni caso è necessario
- che dal passato eterno sopravvivano
- atomi d'ogni specie fino ad oggi
- scampati sempre a qualsiasi pericolo;
- ma come avrebbero potuto reggere
- alle aggressioni continue del tempo
- se la loro natura fosse fragile?
- E infine: la natura ha dato leggi
- precise ad ogni cosa, in base al genere,
- fissando i fini di crescita e morte
- sancendo l'impossibile e il possibile;
- e nulla muta, tutto resta uguale,
- al punto che gli uccelli variopinti
- una generazione dopo l'altra
- mantengono i colori della specie.
- Non c'è alcun dubbio che abbiano un corpo
- di materia immortale. Se al contrario
- gli elementi potessero cambiare
- o venire alterati in qualche modo
- sarebbe incerto tutto quel che nasce
- non vi sarebbe regola né limite
- né si tramanderebbero nel tempo
- dai genitori ai figli la natura
- le usanze, il vitto e i moti della specie.
Traduzione: Antonio Vigilante
- Corpora sunt porro partim primordia rerum,
- partim concilio quae constant principiorum.
- sed quae sunt rerum primordia, nulla potest vis
- stinguere; nam solido vincunt ea corpore demum.
- etsi difficile esse videtur credere quicquam
- in rebus solido reperiri corpore posse.
- transit enim fulmen caeli per saepta domorum
- clamor ut ac voces; ferrum candescit in igni
- dissiliuntque fero ferventi saxa vapore;
- cum labefactatus rigor auri solvitur aestu,
- tum glacies aeris flamma devicta liquescit;
- permanat calor argentum penetraleque frigus,
- quando utrumque manu retinentes pocula rite
- sensimus infuso lympharum rore superne.
- usque adeo in rebus solidi nihil esse videtur.
- sed quia vera tamen ratio naturaque rerum
- cogit, ades, paucis dum versibus expediamus
- esse ea quae solido atque aeterno corpore constent,
- semina quae rerum primordiaque esse docemus,
- unde omnis rerum nunc constet summa creata.
- Principio quoniam duplex natura duarum
- dissimilis rerum longe constare repertast,
- corporis atque loci, res in quo quaeque geruntur,
- esse utramque sibi per se puramque necessest.
- nam quacumque vacat spatium, quod inane vocamus,
- corpus ea non est; qua porro cumque tenet se
- corpus, ea vacuum nequaquam constat inane.
- sunt igitur solida ac sine inani corpora prima.
- praeterea quoniam genitis in rebus inanest,
- materiem circum solidam constare necessest;
- nec res ulla potest vera ratione probari
- corpore inane suo celare atque intus habere,
- si non, quod cohibet, solidum constare relinquas.
- id porro nihil esse potest nisi materiai
- concilium, quod inane queat rerum cohibere.
- materies igitur, solido quae corpore constat,
- esse aeterna potest, cum cetera dissoluantur.
- tum porro si nil esset quod inane vocaret, 1
- omne foret solidum; nisi contra corpora certa
- essent quae loca complerent quaecumque tenerent
- omne quod est spatium, vacuum constaret inane.
- alternis igitur ni mirum corpus inani
- distinctum, quoniam nec plenum naviter extat
- nec porro vacuum. sunt ergo corpora certa,
- quae spatium pleno possint distinguere inane.
- haec neque dissolui plagis extrinsecus icta
- possunt nec porro penitus penetrata retexi
- nec ratione queunt alia temptata labare;
- id quod iam supra tibi paulo ostendimus ante.
- nam neque conlidi sine inani posse videtur
- quicquam nec frangi nec findi in bina secando
- nec capere umorem neque item manabile frigus
- nec penetralem ignem, quibus omnia conficiuntur.
- et quo quaeque magis cohibet res intus inane,
- tam magis his rebus penitus temptata labascit.
- ergo si solida ac sine inani corpora prima
- sunt ita uti docui, sint haec aeterna necessest.
- praeterea nisi materies aeterna fuisset,
- antehac ad nihilum penitus res quaeque redissent
- de niloque renata forent quae cumque videmus.
- at quoniam supra docui nil posse creari
- de nilo neque quod genitumst ad nil revocari,
- esse immortali primordia corpore debent,
- dissolui quo quaeque supremo tempore possint,
- materies ut suppeditet rebus reparandis.
- sunt igitur solida primordia simplicitate
- nec ratione queunt alia servata per aevum
- ex infinito iam tempore res reparare.
- Denique si nullam finem natura parasset
- frangendis rebus, iam corpora materiai
- usque redacta forent aevo frangente priore,
- ut nihil ex illis a certo tempore posset
- conceptum summum aetatis pervadere finem.
- nam quidvis citius dissolvi posse videmus
- quam rursus refici; qua propter longa diei
- infinita aetas anteacti temporis omnis
- quod fregisset adhuc disturbans dissoluensque,
- numquam relicuo reparari tempore posset.
- at nunc ni mirum frangendi reddita finis
- certa manet, quoniam refici rem quamque videmus
- et finita simul generatim tempora rebus
- stare, quibus possint aevi contingere florem.
- huc accedit uti, solidissima materiai
- corpora cum constant, possint tamen omnia reddi,
- mollia quae fiunt, aer aqua terra vapores,
- quo pacto fiant et qua vi quaeque gerantur,
- admixtum quoniam semel est in rebus inane.
- at contra si mollia sint primordia rerum,
- unde queant validi silices ferrumque creari
- non poterit ratio reddi; nam funditus omnis
- principio fundamenti natura carebit.
- sunt igitur solida pollentia simplicitate,
- quorum condenso magis omnia conciliatu
- artari possunt validasque ostendere viris.
- porro si nullast frangendis reddita finis
- corporibus, tamen ex aeterno tempore quaeque
- nunc etiam superare necessest corpora rebus,
- quae nondum clueant ullo temptata periclo.
- at quoniam fragili natura praedita constant,
- discrepat aeternum tempus potuisse manere
- innumerabilibus plagis vexata per aevom.
- Denique iam quoniam generatim reddita finis
- crescendi rebus constat vitamque tenendi,
- et quid quaeque queant per foedera naturai,
- quid porro nequeant, sancitum quandoquidem extat,
- nec commutatur quicquam, quin omnia constant
- usque adeo, variae volucres ut in ordine cunctae
- ostendant maculas generalis corpore inesse,
- inmutabilis materiae quoque corpus habere
- debent nimirum; nam si primordia rerum
- commutari aliqua possent ratione revicta,
- incertum quoque iam constet quid possit oriri,
- quid nequeat, finita potestas denique cuique
- qua nam sit ratione atque alte terminus haerens,
- nec totiens possent generatim saecla referre
- naturam mores victum motusque parentum.
- 1 vocaret: attestato in QG, è grafia antica per vacaret (in O1).
Testo latino: Cyril Bailey
Dopo aver messo sul tavolo, per così dire, gli elementi di base di tutta la realtà, ossia gli atomi e il vuoto, Lucrezio passa a mostrare in quale modo dalle combinazioni atomiche nasca ogni cosa. Intanto chiarisce che la natura dell’atomo è assolutamente solida, partendo da una ipotetica obiezione: come è possibile pensare che esistano dei corpi totalmente solidi, se cose che appaiono solidissime, come i muri o i metalli, sono attraversati, mostrando così di non essere del tutto solidi? Si tratta di uno dei casi in cui l’esperienza è contrastata dal ragionamento. Lucrezio risponde con diversi argomenti condensati in pochi versi (paucis versibus, v. 499), in cui la questione della solidità degli atomi si incrocia con quella della loro eternità:
- Materia e vuoto sono gli elementi di base della natura, assolutamente diversi e separati; dunque il vuoto è senza materia e gli elementi di base della materia, gli atomi, devono essere del tutto privi di vuoto, cioè perfettamente solidi. Ogni corpo costituito da un insieme dei due elementi, ma occorre che gli elementi stessi siano puri prima di mescolarsi (vv. 503-510).
- Nei corpi il vuoto può esistere solo se esiste qualcosa che lo costringe e lo circonda. Ma non può essere a sua volta qualcosa che contiene il vuoto; il vuoto dunque è circondato da corpi perfettamente solidi. Che ciò accada lo dimostra il fatto che non esistono né il pieno né il vuoto perfetti: ogni realtà è data dall’alternarsi dei due elementi, con gli atomi che limitano il vuoto (vv. 511-528).
- Ciò comporta che gli atomi sono eterni, perché i corpi composti da atomi possono essere distrutti nella misura in cui hanno dentro di sé il vuoto, che consente ad alementi esterni di penetrare e disgregarli. Non avendo alcun vuoto dentro di sé, gli atomi non possono essere disgregati e distrutti da nulla, e sono dunque eterni (vv. 529-540).
- Se gli atomi non fossero eterni, tutto sarebbe già tornato al nulla. Poiché nulla nasce dal nulla (principio stabilito in precedenza), gli atomi devono essere eterni e semplici per garantire il perpetuo rinnovarsi delle cose (vv. 540-550).
- Se non ci fosse un limite alla frammentazione, il tempo infinito passato avrebbe già polverizzato ogni cosa. Invece osserviamo che le cose si rigenerano secondo tempi definiti, segno che esistono elementi indivisibili e indistruttibili (vv. 551-564).
- La presenza di atomi solidi è compatibile, come si è visto, con l’esistenza di sostanze morbide (aria, acqua), che sono tali perché contengono del vuoto. Se invece gli atomi fossero molli non sarebbe spiegabile l’esistenza di corpo duri come il ferro e la pietra (vv. 565-576).
- Se gli atomi fossero fragili, non avrebbero potuto resistere alle aggressioni del tempo infinito passato (vv. 577-583).
- La natura fissa leggi precise per ogni specie (crescita, morte, caratteristiche comportamentali). Questa costanza attraverso le generazioni (gli uccelli mantengono i loro colori) prova che gli atomi sono immutabili. Se gli atomi invece fossero fragili e suscettibili di corruzione e di variazione, non ci sarebbero regole stabili nella natura (vv. 584-598).
Latino 116 vv.
- Corpora sunt porro partim primordia rerum,
- partim concilio quae constant principiorum.
- sed quae sunt rerum primordia, nulla potest vis
- stinguere; nam solido vincunt ea corpore demum.
- etsi difficile esse videtur credere quicquam
- in rebus solido reperiri corpore posse.
- transit enim fulmen caeli per saepta domorum
- clamor ut ac voces; ferrum candescit in igni
- dissiliuntque fero ferventi saxa vapore;
- cum labefactatus rigor auri solvitur aestu,
- tum glacies aeris flamma devicta liquescit;
- permanat calor argentum penetraleque frigus,
- quando utrumque manu retinentes pocula rite
- sensimus infuso lympharum rore superne.
- usque adeo in rebus solidi nihil esse videtur.
- sed quia vera tamen ratio naturaque rerum
- cogit, ades, paucis dum versibus expediamus
- esse ea quae solido atque aeterno corpore constent,
- semina quae rerum primordiaque esse docemus,
- unde omnis rerum nunc constet summa creata.
- Principio quoniam duplex natura duarum
- dissimilis rerum longe constare repertast,
- corporis atque loci, res in quo quaeque geruntur,
- esse utramque sibi per se puramque necessest.
- nam quacumque vacat spatium, quod inane vocamus,
- corpus ea non est; qua porro cumque tenet se
- corpus, ea vacuum nequaquam constat inane.
- sunt igitur solida ac sine inani corpora prima.
- praeterea quoniam genitis in rebus inanest,
- materiem circum solidam constare necessest;
- nec res ulla potest vera ratione probari
- corpore inane suo celare atque intus habere,
- si non, quod cohibet, solidum constare relinquas.
- id porro nihil esse potest nisi materiai
- concilium, quod inane queat rerum cohibere.
- materies igitur, solido quae corpore constat,
- esse aeterna potest, cum cetera dissoluantur.
- tum porro si nil esset quod inane vocaret, 1
- omne foret solidum; nisi contra corpora certa
- essent quae loca complerent quaecumque tenerent
- omne quod est spatium, vacuum constaret inane.
- alternis igitur ni mirum corpus inani
- distinctum, quoniam nec plenum naviter extat
- nec porro vacuum. sunt ergo corpora certa,
- quae spatium pleno possint distinguere inane.
- haec neque dissolui plagis extrinsecus icta
- possunt nec porro penitus penetrata retexi
- nec ratione queunt alia temptata labare;
- id quod iam supra tibi paulo ostendimus ante.
- nam neque conlidi sine inani posse videtur
- quicquam nec frangi nec findi in bina secando
- nec capere umorem neque item manabile frigus
- nec penetralem ignem, quibus omnia conficiuntur.
- et quo quaeque magis cohibet res intus inane,
- tam magis his rebus penitus temptata labascit.
- ergo si solida ac sine inani corpora prima
- sunt ita uti docui, sint haec aeterna necessest.
- praeterea nisi materies aeterna fuisset,
- antehac ad nihilum penitus res quaeque redissent
- de niloque renata forent quae cumque videmus.
- at quoniam supra docui nil posse creari
- de nilo neque quod genitumst ad nil revocari,
- esse immortali primordia corpore debent,
- dissolui quo quaeque supremo tempore possint,
- materies ut suppeditet rebus reparandis.
- sunt igitur solida primordia simplicitate
- nec ratione queunt alia servata per aevum
- ex infinito iam tempore res reparare.
- Denique si nullam finem natura parasset
- frangendis rebus, iam corpora materiai
- usque redacta forent aevo frangente priore,
- ut nihil ex illis a certo tempore posset
- conceptum summum aetatis pervadere finem.
- nam quidvis citius dissolvi posse videmus
- quam rursus refici; qua propter longa diei
- infinita aetas anteacti temporis omnis
- quod fregisset adhuc disturbans dissoluensque,
- numquam relicuo reparari tempore posset.
- at nunc ni mirum frangendi reddita finis
- certa manet, quoniam refici rem quamque videmus
- et finita simul generatim tempora rebus
- stare, quibus possint aevi contingere florem.
- huc accedit uti, solidissima materiai
- corpora cum constant, possint tamen omnia reddi,
- mollia quae fiunt, aer aqua terra vapores,
- quo pacto fiant et qua vi quaeque gerantur,
- admixtum quoniam semel est in rebus inane.
- at contra si mollia sint primordia rerum,
- unde queant validi silices ferrumque creari
- non poterit ratio reddi; nam funditus omnis
- principio fundamenti natura carebit.
- sunt igitur solida pollentia simplicitate,
- quorum condenso magis omnia conciliatu
- artari possunt validasque ostendere viris.
- porro si nullast frangendis reddita finis
- corporibus, tamen ex aeterno tempore quaeque
- nunc etiam superare necessest corpora rebus,
- quae nondum clueant ullo temptata periclo.
- at quoniam fragili natura praedita constant,
- discrepat aeternum tempus potuisse manere
- innumerabilibus plagis vexata per aevom.
- Denique iam quoniam generatim reddita finis
- crescendi rebus constat vitamque tenendi,
- et quid quaeque queant per foedera naturai,
- quid porro nequeant, sancitum quandoquidem extat,
- nec commutatur quicquam, quin omnia constant
- usque adeo, variae volucres ut in ordine cunctae
- ostendant maculas generalis corpore inesse,
- inmutabilis materiae quoque corpus habere
- debent nimirum; nam si primordia rerum
- commutari aliqua possent ratione revicta,
- incertum quoque iam constet quid possit oriri,
- quid nequeat, finita potestas denique cuique
- qua nam sit ratione atque alte terminus haerens,
- nec totiens possent generatim saecla referre
- naturam mores victum motusque parentum.
- 1 vocaret: attestato in QG, è grafia antica per vacaret (in O1).
Traduzione 151 vv.
- Tra i corpi distinguiamo gli elementi
- primi da ciò che formano associandosi.
- I primi sono solidi a tal punto
- che non c'è forza in grado di distruggerli.
- È difficile credere che possa
- esistere qualcosa che abbia un corpo
- solido. Infatti i fulmini del cielo
- attraversano i muri delle case,
- come fanno le voci ed i rumori,
- il ferro s'arroventa nella brace
- si spaccano le pietre quando il caldo
- è feroce e a un fuoco vivo cedono
- per quanto siano duri l'oro e il bronzo.
- Sia il calore che il freddo sono in grado
- di penetrare fin dentro all'argento;
- ce ne accorgiamo quando, come si usa,
- teniamo una coppa tra le mani
- e versando del liquido dall'alto
- avvertiamo all'istante il caldo e il freddo.
- A tal punto non sembra che vi sia
- al mondo cosa alcuna che sia solida.
- Ma poiché a ciò ci spinge la ragione
- e la natura stessa delle cose,
- ascolta: spiegherò con pochi versi
- l'esistenza di corpi eterni e solidi;
- dirò che sono i semi ed i primordi
- che ora formano tutto l'universo.
- Anzitutto, poiché abbiamo scoperto
- che è diversa la duplice natura
- di questi due elementi, la materia
- e lo spazio in cui tutte le cose
- si compiono, occorre che sia l'una
- che l'altro siano puri e separati.
- Infatti ovunque s'apra quello spazio
- che chiamo vuoto manca la materia,
- e dov'è la materia non c'è il vuoto.
- Gli elementi primari sono dunque
- solidi e senza vuoto. Poiché inoltre
- è presente del vuoto nelle cose
- generate occorre che vi sia
- a circondarlo la materia solida;
- mai la ragione potrebbe accettare
- che un corpo abbia dentro sé il vuoto
- se non si ammette qualcosa di solido
- che lo racchiude. Nulla però può
- costringere il vuoto nelle cose
- se non un aggregato di materia.
- Pertanto la materia, essendo solida,
- può durare in eterno, mentre il resto
- si dissolve. Se non ci fosse poi
- alcun vuoto, sarebbe tutto solido;
- tutto sarebbe vuoto, d'altra parte,
- se non vi fossero certi corpuscoli
- a riempire e occupare ogni spazio.
- In modo alterno dunque la materia
- è limitata dal vuoto, poiché
- non c'è né il pieno perfetto
- e né il perfetto vuoto; dunque esistono
- corpi ben definiti che riescono
- a limitare il vuoto con il pieno.
- E questi sono tali che non possono
- andare in pezzi per un colpo esterno
- o disfarsi perché qualcosa penetra
- al loro interno o ancora vacillare
- per l'opera di qualche altra spinta,
- come ho mostrato qualche verso fa.
- È chiaro: quando manca il vuoto nulla
- può collidere frangersi spezzarsi
- in due e aprirsi all'umido o al freddo
- o al fuoco che distruggono ogni cosa.
- Più vuoto un corpo chiude in sé, più cede
- al loro attacco. Se dunque i corpuscoli
- primordiali son come ti ho insegnato,
- solidi e senza vuoto, è necessario
- che siano eterni. E se così non fosse
- tutto sarebbe già tornato al nulla
- e dal nulla sarebbe poi rinato.
- E poiché, come prima ti ho insegnato,
- nulla può nascere dal nulla e niente
- di quel che è nato può tornare al nulla
- questi elementi primordiali devono
- essere eterni. In essi si dissolvono
- i corpi nel momento della fine
- perché vi sia materia sufficiente
- per la ricostruzione delle cose.
- Questi elementi sono dunque solidi
- e semplici, altrimenti non potrebbero
- conservarsi nel tempo e garantire
- l'eterno rinnovarsi di ogni cosa.
- Se dunque la natura non avesse
- fissato un limite al di là del quale
- ogni cosa non può più frantumarsi
- il tempo che è passato avrebbe ormai
- disgregato i corpuscoli a tal punto
- che più nessuna cosa risultante
- da essi giungerebbe, entro un dato
- periodo di tempo, a completare
- tutto il percorso della sua esistenza.
- Tutto, vediamo, si dissolve in fretta
- mentre lento è il processo di ricrescita,
- e dunque quel che il tempo già passato
- nel volgere dei secoli ha squassato,
- frantumato e travolto non avrebbe
- il tempo necessario per ricrescere.
- E certo esiste un limite ben fisso
- alla disgregazione, se vediamo
- che le cose ricrescono e ogni specie
- di viventi ha il suo tempo per attingere
- il fiore dell'età. A ciò si aggiunga
- che per quanto formati da materia
- ben solida i corpuscoli compongono
- cose morbide: acqua aria terra
- e vapori. È possibile dar conto
- di come ciò succeda se ogni cosa
- ha misto dentro sé uno spazio vuoto,
- ma se al contrario gli elementi primi
- fossero molli in che modo potrebbero
- nascere il ferro e la dura selce?
- Non si potrebbe renderne ragione;
- infatti la natura mancherebbe
- fin dal principio di ogni fondamento.
- Questi elementi sono dunque solidi
- e molto semplici ed è per il loro
- intrecciarsi più denso che le cose
- possono tutte stringersi e mostrare
- una più vigorosa resistenza.
- Se non si pone un limite al dissolversi
- dei corpi in ogni caso è necessario
- che dal passato eterno sopravvivano
- atomi d'ogni specie fino ad oggi
- scampati sempre a qualsiasi pericolo;
- ma come avrebbero potuto reggere
- alle aggressioni continue del tempo
- se la loro natura fosse fragile?
- E infine: la natura ha dato leggi
- precise ad ogni cosa, in base al genere,
- fissando i fini di crescita e morte
- sancendo l'impossibile e il possibile;
- e nulla muta, tutto resta uguale,
- al punto che gli uccelli variopinti
- una generazione dopo l'altra
- mantengono i colori della specie.
- Non c'è alcun dubbio che abbiano un corpo
- di materia immortale. Se al contrario
- gli elementi potessero cambiare
- o venire alterati in qualche modo
- sarebbe incerto tutto quel che nasce
- non vi sarebbe regola né limite
- né si tramanderebbero nel tempo
- dai genitori ai figli la natura
- le usanze, il vitto e i moti della specie.