Gli eventi e il tempo
- Tutto quello che esiste, scoprirai
- che è congiunto con queste due nature
- oppure, lo vedrai, è un loro evento.
- Congiunto è tutto ciò che mai può essere
- tolto ad un corpo e da esso distinto
- senza che un tale distacco abbia effetti
- rovinosi: il peso per la pietra,
- per il fuoco il calore, l'esser fluida
- per l'acqua il contatto per i corpi
- in generale e per il vuoto l'essere
- intangibile. Invece servitù
- e povertà, ricchezza e libertà,
- guerra e pace e tutte le altre cose
- che lasciano intatta la natura
- di qualcosa arrivando o scomparendo
- le chiamiamo di solito, ed è giusto,
- eventi. Il tempo stesso non esiste
- per sé, ma dalle cose viene il senso
- di ciò che s'è compiuto nel passato,
- o che succede adesso o che avverrà
- nel futuro. Occorre infatti ammettere
- che mai nessuno percepisce il tempo
- separato dal moto delle cose
- o dalla loro placida inazione.
- Quando sentiamo dire che la figlia
- di Tindaro è rapita e che le genti
- troiane sono soggiogate in guerra
- non facciamo l'errore di pensare
- che tale fatti esistano per sé,
- mentre le stirpi umane cui accaddero
- quegli eventi il tempo le ha travolte
- nel suo passaggio in modo irrevocabile.
- E le cose avvenute le possiamo
- considerare eventi delle terre
- e dei luoghi in cui sono accadute.
- Se non fosse esistita la materia
- né lo spazio ed il luogo in cui le cose
- si compiono la fiamma dell'amore
- suscitata nel cuore di Alessandro
- il frigio non avrebbe scatenato
- l'incendio d'una guerra così celebre
- e così atroce, né il cavallo ligneo
- avrebbe dato fuoco all'insaputa
- dei Troiani a Pergamo, la rocca,
- con il suo parto notturno di Greci.
- Ti sarà chiaro da questo che tutti
- gli avvenimenti non hanno esistenza
- e sussistenza per sé, come i corpi,
- né hanno il modo d'essere del vuoto,
- e puoi piuttosto, con buone ragioni,
- chiamarli eventi del corpo e del luogo
- in cui si compiono tutte le cose.
Traduzione: Antonio Vigilante
- Nam quae cumque cluent, aut his coniuncta duabus
- rebus ea invenies aut horum eventa videbis.
- coniunctum est id quod nusquam sine permitiali
- discidio potis est seiungi seque gregari,
- pondus uti saxis, calor ignist, liquor aquai,
- tactus corporibus cunctis, intactus inani.
- servitium contra paupertas divitiaeque,
- libertas bellum concordia, cetera quorum
- adventu manet incolumis natura abituque,
- haec soliti sumus, ut par est, eventa vocare.
- tempus item per se non est, sed rebus ab ipsis
- consequitur sensus, transactum quid sit in aevo,
- tum quae res instet, quid porro deinde sequatur;
- nec per se quemquam tempus sentire fatendumst
- semotum ab rerum motu placidaque quiete.
- denique Tyndaridem raptam belloque subactas
- Troiugenas gentis cum dicunt esse, videndumst
- ne forte haec per se cogant nos esse fateri,
- quando ea saecla hominum, quorum haec eventa fuerunt,
- irrevocabilis abstulerit iam praeterita aetas.
- namque aliud terris, aliud regionibus ipsis
- eventum dici poterit quod cumque erit actum.
- denique materies si rerum nulla fuisset
- nec locus ac spatium, res in quo quaeque geruntur,
- numquam Tyndaridis forma conflatus amore1
- ignis Alexandri Phrygio sub pectore gliscens
- clara accendisset saevi certamina belli
- nec clam durateus Troiianis Pergama partu
- inflammasset equus nocturno Graiugenarum;
- perspicere ut possis res gestas funditus omnis
- non ita uti corpus per se constare neque esse,
- nec ratione cluere eadem qua constet inane,
- sed magis ut merito possis eventa vocare
- corporis atque loci, res in quo quaeque gerantur.
- 1 Gilbertus Wakefield suggerì di emendare con amoris il tràdito amore; di questa emendazione, accolta da molti editori (Giussani, Ernout, Deufert tra gli altri) ma non da Bailey, tiene conto la traduzione.
Testo latino: Cyril Bailey
Sembra difficile ammettere che tutte le cose possano ridursi ad atomi e vuoto. Consideriamo un oggetto come un vaso. Possiamo considerarlo composto di atomi e vuoto, ma che dire di proprietà come il colore, la grandezza e il peso? Possiamo pensarle come cose esistenti? E che dire di cose che non sono legate al corpo, ma che tuttavia appartengono a qualcuno, come la povertà, la ricchezza, o che innegabilmente esistono o sono esistite, come la guerra?
Nella Lettera a Erodoto (68-73) Epicuro chiama le prime συμβεβηκότα (symbebekota, che Lucrezio traduce con coniuncta) e le seconde συμπτώματα (symptomata, eventa in Lucrezio). Di entrambe nega l’esistenza autonoma e quindi la possibilità che costituiscano una realtà ulteriore rispetto agli atomi e al vuoto. Le prime sono sempre legate a un corpo, per cui è semplicemente impossibile immaginare che esistano di per sé: esiste il peso di questo vaso, non il peso in sé. Ma la relazione è necessaria, nel senso che un vaso può essere di diversi colori e di diverso peso, ma è inevitabile che abbia un colore e un peso. Diverso è il caso degli eventa. Il fatto che essi lascino intatta la natura delle cose (457) va inteso nel senso che non costituiscono caratteristiche necessarie: una persona può essere libera o schiava, ricca o povera, ma non dev’essere necessariamente nessuna di queste cose, mentre avrà inevitabilmente un certo peso corporeo o colore.
La riflessione sulla natura degli eventa porta al tema del tempo, in un passaggio che tuttavia appare non sufficientemente sviluppato. Il tempo non esiste “per sé” (per se non est) ma è un evento che deriva dal movimento o dalla quiete dei corpi. Esso è dunque una relazione che emerge dal cambiamento: percepiamo il passato, il presente e il futuro solo attraverso ciò che è accaduto, accade o accadrà alle cose materiali. Senza corpi in movimento, il tempo sarebbe impensabile.
Cos’è dunque un evento come la guerra di Troia? Ha una qualche forma di esistenza in sé? Essa, osserva Lucrezio, è legata a una serie di cose materiali: i luoghi in cui i fatti sono avvenuti, le persone che sono state coinvolte - e che il tempo ha annullato - ma anche i processi del tutto fisici avvenuti nel corpo di Paride, che lo hanno portato a provare quell’amore per Elena che ha dato origine agli eventi tragici della guerra. Si noti la progressione: il fuoco che si accede nel cuore di Paride si trasmette poi all’evento della guerra e torna poi alle cose fisiche, incendiando la rocca di Pergamo. C’è qui una prima anticipazione del carattere distruttivo della passione amorosa, di cui Lucrezio si occuperà nel libro IV.
Latino 34 vv.
- Nam quae cumque cluent, aut his coniuncta duabus
- rebus ea invenies aut horum eventa videbis.
- coniunctum est id quod nusquam sine permitiali
- discidio potis est seiungi seque gregari,
- pondus uti saxis, calor ignist, liquor aquai,
- tactus corporibus cunctis, intactus inani.
- servitium contra paupertas divitiaeque,
- libertas bellum concordia, cetera quorum
- adventu manet incolumis natura abituque,
- haec soliti sumus, ut par est, eventa vocare.
- tempus item per se non est, sed rebus ab ipsis
- consequitur sensus, transactum quid sit in aevo,
- tum quae res instet, quid porro deinde sequatur;
- nec per se quemquam tempus sentire fatendumst
- semotum ab rerum motu placidaque quiete.
- denique Tyndaridem raptam belloque subactas
- Troiugenas gentis cum dicunt esse, videndumst
- ne forte haec per se cogant nos esse fateri,
- quando ea saecla hominum, quorum haec eventa fuerunt,
- irrevocabilis abstulerit iam praeterita aetas.
- namque aliud terris, aliud regionibus ipsis
- eventum dici poterit quod cumque erit actum.
- denique materies si rerum nulla fuisset
- nec locus ac spatium, res in quo quaeque geruntur,
- numquam Tyndaridis forma conflatus amore1
- ignis Alexandri Phrygio sub pectore gliscens
- clara accendisset saevi certamina belli
- nec clam durateus Troiianis Pergama partu
- inflammasset equus nocturno Graiugenarum;
- perspicere ut possis res gestas funditus omnis
- non ita uti corpus per se constare neque esse,
- nec ratione cluere eadem qua constet inane,
- sed magis ut merito possis eventa vocare
- corporis atque loci, res in quo quaeque gerantur.
- 1 Gilbertus Wakefield suggerì di emendare con amoris il tràdito amore; di questa emendazione, accolta da molti editori (Giussani, Ernout, Deufert tra gli altri) ma non da Bailey, tiene conto la traduzione.
Traduzione 52 vv.
- Tutto quello che esiste, scoprirai
- che è congiunto con queste due nature
- oppure, lo vedrai, è un loro evento.
- Congiunto è tutto ciò che mai può essere
- tolto ad un corpo e da esso distinto
- senza che un tale distacco abbia effetti
- rovinosi: il peso per la pietra,
- per il fuoco il calore, l'esser fluida
- per l'acqua il contatto per i corpi
- in generale e per il vuoto l'essere
- intangibile. Invece servitù
- e povertà, ricchezza e libertà,
- guerra e pace e tutte le altre cose
- che lasciano intatta la natura
- di qualcosa arrivando o scomparendo
- le chiamiamo di solito, ed è giusto,
- eventi. Il tempo stesso non esiste
- per sé, ma dalle cose viene il senso
- di ciò che s'è compiuto nel passato,
- o che succede adesso o che avverrà
- nel futuro. Occorre infatti ammettere
- che mai nessuno percepisce il tempo
- separato dal moto delle cose
- o dalla loro placida inazione.
- Quando sentiamo dire che la figlia
- di Tindaro è rapita e che le genti
- troiane sono soggiogate in guerra
- non facciamo l'errore di pensare
- che tale fatti esistano per sé,
- mentre le stirpi umane cui accaddero
- quegli eventi il tempo le ha travolte
- nel suo passaggio in modo irrevocabile.
- E le cose avvenute le possiamo
- considerare eventi delle terre
- e dei luoghi in cui sono accadute.
- Se non fosse esistita la materia
- né lo spazio ed il luogo in cui le cose
- si compiono la fiamma dell'amore
- suscitata nel cuore di Alessandro
- il frigio non avrebbe scatenato
- l'incendio d'una guerra così celebre
- e così atroce, né il cavallo ligneo
- avrebbe dato fuoco all'insaputa
- dei Troiani a Pergamo, la rocca,
- con il suo parto notturno di Greci.
- Ti sarà chiaro da questo che tutti
- gli avvenimenti non hanno esistenza
- e sussistenza per sé, come i corpi,
- né hanno il modo d'essere del vuoto,
- e puoi piuttosto, con buone ragioni,
- chiamarli eventi del corpo e del luogo
- in cui si compiono tutte le cose.