Non esiste una terza natura
- Per continuare a tessere il discorso:
- è dunque fatta tutta la natura
- di due cose soltanto: i corpi e il vuoto
- in cui quelli son posti e in cui si muovono
- in vari modi. Che esistano i corpi
- è un'esperienza del senso comune;
- e senza una fiducia ben fondata
- in esso non avremo alcuna base
- per indagare in modo razionale
- le cose occulte. Se poi non ci fosse
- quel luogo e spazio che chiamiamo vuoto
- non avrebbero i corpi ove disporsi
- o muoversi in varie direzioni;
- te l'ho spiegato pochi versi fa.
- Inoltre non c'è nulla che si possa
- dire disgiunto da ogni corpo e senza
- contatto con il vuoto e che si scopra
- formare quasi una natura terza.
- Qualunque cosa esista dovrà essere
- infatti pur qualcosa di per sé;
- se tangibile, benché lieve e piccola,
- andrà a sommarsi ai corpi, incrementandone
- molto o poco la massa complessiva.
- Se intangibile invece, non in grado,
- di impedire che un corpo l'attraversi
- da ogni lato, sarà evidentemente
- ciò che chiamiamo uno spazio vuoto.
- Qualunque cosa esista per sé stessa
- inoltre agisce su altre cose oppure
- ne subisce l'azione oppure ancora
- sarà il luogo in cui le cose possono
- manifestarsi ed essere. Ma nulla
- può compiere e subire qualche azione
- senza un corpo e né può offrire un luogo
- se non è uno spazio vuoto e libero.
- Dunque oltre il vuoto e i corpi non possiamo
- annoverare una terza natura;
- nulla che possa mai cadere sotto
- i nostri sensi e nulla che si possa
- scoprire attraverso la ragione.
Traduzione: Antonio Vigilante
- Sed nunc ut repetam coeptum pertexere dictis,
- omnis, ut est igitur per se, natura duabus
- constitit in rebus; nam corpora sunt et inane,
- haec in quo sita sunt et qua diversa moventur.
- corpus enim per se communis dedicat esse
- sensus; cui nisi prima fides fundata valebit,
- haut erit occultis de rebus quo referentes
- confirmare animi quicquam ratione queamus.
- tum porro locus ac spatium, quod inane vocamus,
- si nullum foret, haut usquam sita corpora possent
- esse neque omnino quoquam diversa meare;
- id quod iam supera tibi paulo ostendimus ante.
- praeterea nihil est quod possis dicere ab omni
- corpore seiunctum secretumque esse ab inani,
- quod quasi tertia sit numero natura reperta.
- nam quod cumque erit, esse aliquid debebit id ipsum;
- cui si tactus erit quamvis levis exiguusque,
- augmine vel grandi vel parvo denique, dum sit;
- corporis augebit numerum summamque sequetur.
- sin intactile erit, nulla de parte quod ullam
- rem prohibere queat per se transire meantem,
- scilicet hoc id erit, vacuum quod inane vocamus.
- praeterea per se quod cumque erit, aut faciet quid
- aut aliis fungi debebit agentibus ipsum
- aut erit ut possint in eo res esse gerique.
- at facere et fungi sine corpore nulla potest res
- nec praebere locum porro nisi inane vacansque.
- ergo praeter inane et corpora tertia per se
- nulla potest rerum in numero natura relinqui,
- nec quae sub sensus cadat ullo tempore nostros
- nec ratione animi quam quisquam possit apisci.
Testo latino: Cyril Bailey
Il ragionamento di questi versi è un corollario di quanto detto fin qui, ma di importanza decisiva. Tutto quello che esiste è corpo o vuoto. L’esistenza delle realtà corporee è attestata dai sensi ed è cosa di cui tutti possiamo fare esperienza. Non così il vuoto, che possiamo scoprire però attraverso il ragionamento, considerando che, come abbiamo visto, senza vuoto non sarebbe possibile il movimento. Ora, si può ipotizzare che esista qualcosa oltre gli atomi e il vuoto. Ciò però per Lucrezio è impossibile. Qualunque realtà può darsi solo in due modi: o è tantigile o è intangibile; se è tangibile, è corpo; se non è tangibile, è vuoto. Un secondo argomento è di tipo funzionale: ciò che esiste per sé deve agire su altre cose (faciet quid) oppure subire l’azione di altre cose (fungi… agentibus) oppure ancora essere luogo in cui le cose accadono (praebere locum). Ma solo i corpi possono agire e subire (sine corpore nulla potest res), e solo il vuoto può offrire spazio (nisi inane vacansque).
La conseguenza è che non è possibile ipotizzare alcuna sostanza spirituale. Siamo spinti quasi naturalmente a considerare immateriali il pensiero, l’immaginazione, la memoria, le emozioni; di qui l’idea di un’anima immateriale, separata dal corpo e che ad esso è in grado di sopravvivere; e di qui anche l’idea di una origine spirituale dell’intero universo. Nella prospettiva metarialista di Lucrezio non c’è alcuno spazio per una simile sostanza, e gli atti psicologici, come vedremo, vanno spiegati attraverso il movimento atomico.
Latino 31 vv.
- Sed nunc ut repetam coeptum pertexere dictis,
- omnis, ut est igitur per se, natura duabus
- constitit in rebus; nam corpora sunt et inane,
- haec in quo sita sunt et qua diversa moventur.
- corpus enim per se communis dedicat esse
- sensus; cui nisi prima fides fundata valebit,
- haut erit occultis de rebus quo referentes
- confirmare animi quicquam ratione queamus.
- tum porro locus ac spatium, quod inane vocamus,
- si nullum foret, haut usquam sita corpora possent
- esse neque omnino quoquam diversa meare;
- id quod iam supera tibi paulo ostendimus ante.
- praeterea nihil est quod possis dicere ab omni
- corpore seiunctum secretumque esse ab inani,
- quod quasi tertia sit numero natura reperta.
- nam quod cumque erit, esse aliquid debebit id ipsum;
- cui si tactus erit quamvis levis exiguusque,
- augmine vel grandi vel parvo denique, dum sit;
- corporis augebit numerum summamque sequetur.
- sin intactile erit, nulla de parte quod ullam
- rem prohibere queat per se transire meantem,
- scilicet hoc id erit, vacuum quod inane vocamus.
- praeterea per se quod cumque erit, aut faciet quid
- aut aliis fungi debebit agentibus ipsum
- aut erit ut possint in eo res esse gerique.
- at facere et fungi sine corpore nulla potest res
- nec praebere locum porro nisi inane vacansque.
- ergo praeter inane et corpora tertia per se
- nulla potest rerum in numero natura relinqui,
- nec quae sub sensus cadat ullo tempore nostros
- nec ratione animi quam quisquam possit apisci.
Traduzione 40 vv.
- Per continuare a tessere il discorso:
- è dunque fatta tutta la natura
- di due cose soltanto: i corpi e il vuoto
- in cui quelli son posti e in cui si muovono
- in vari modi. Che esistano i corpi
- è un'esperienza del senso comune;
- e senza una fiducia ben fondata
- in esso non avremo alcuna base
- per indagare in modo razionale
- le cose occulte. Se poi non ci fosse
- quel luogo e spazio che chiamiamo vuoto
- non avrebbero i corpi ove disporsi
- o muoversi in varie direzioni;
- te l'ho spiegato pochi versi fa.
- Inoltre non c'è nulla che si possa
- dire disgiunto da ogni corpo e senza
- contatto con il vuoto e che si scopra
- formare quasi una natura terza.
- Qualunque cosa esista dovrà essere
- infatti pur qualcosa di per sé;
- se tangibile, benché lieve e piccola,
- andrà a sommarsi ai corpi, incrementandone
- molto o poco la massa complessiva.
- Se intangibile invece, non in grado,
- di impedire che un corpo l'attraversi
- da ogni lato, sarà evidentemente
- ciò che chiamiamo uno spazio vuoto.
- Qualunque cosa esista per sé stessa
- inoltre agisce su altre cose oppure
- ne subisce l'azione oppure ancora
- sarà il luogo in cui le cose possono
- manifestarsi ed essere. Ma nulla
- può compiere e subire qualche azione
- senza un corpo e né può offrire un luogo
- se non è uno spazio vuoto e libero.
- Dunque oltre il vuoto e i corpi non possiamo
- annoverare una terza natura;
- nulla che possa mai cadere sotto
- i nostri sensi e nulla che si possa
- scoprire attraverso la ragione.