Il vuoto
- È vuoto un luogo intatto, senza nulla.
- Niente si muoverebbe senza il vuoto.
- Ogni corpo si oppone, fa da ostacolo
- a tutto quel che incontra; senza il vuoto
- nessuna cosa cederebbe il passo
- a un'altra, consentendo il movimento.
- Ma noi vediamo molte cose muoversi
- in molti modi in mare in terra in cielo.
- Il loro moto inquieto senza il vuoto
- non sarebbe possibile; di più:
- senza il vuoto nemmeno esisterebbero
- ma immobile sarebbe la materia
- tutta stretta in sé stessa. Molte cose
- che riteniamo solide risultano
- a uno sguardo più attento miste al vuoto.
- L'acqua impregna le pietre e le caverne
- e piange goccia a goccia le sue lacrime
- si spande il cibo in corpo a ogni animale
- crescono gli alberelli e danno frutto
- quand’è tempo perché dalle radici
- si diffonde la linfa fino ai rami,
- le voci ti raggiungono nei posti
- più riparati, indifferenti ai muri,
- e il freddo ti colpisce nelle ossa.
- Come accadrebbe ciò se non ci fosse
- il vuoto a offrire spazio per passare?
- E perché poi due cose della stessa
- grandezza hanno un peso differente?
- Se vi fosse la stessa quantità
- di materia nel piombo e in un gomitolo
- di lana, uguale ne sarebbe il peso
- perché fatti ugualmente da corpuscoli
- che per natura tendono a cadere.
- Il vuoto invece non ha peso alcuno.
- A parità di massa è più leggero
- il corpo che ha più vuoto e più pesante
- quello che ne ha dimeno. Non c'è dubbio
- dunque che esista, frammisto alle cose,
- ciò che scopriamo attraverso un'indagine
- approfondita e che chiamiamo vuoto.
Traduzione: Antonio Vigilante
- qua propter locus est intactus inane vacansque.
- quod si non esset, nulla ratione moveri
- res possent; namque officium quod corporis exstat,
- officere atque obstare, id in omni tempore adesset
- omnibus; haud igitur quicquam procedere posset,
- principium quoniam cedendi nulla daret res.
- at nunc per maria ac terras sublimaque caeli
- multa modis multis varia ratione moveri
- cernimus ante oculos, quae, si non esset inane,
- non tam sollicito motu privata carerent
- quam genita omnino nulla ratione fuissent,
- undique materies quoniam stipata quiesset.
- praeterea quamvis solidae res esse putentur,
- hinc tamen esse licet raro cum corpore cernas.
- in saxis ac speluncis permanat aquarum
- liquidus umor et uberibus flent omnia guttis.
- dissipat in corpus sese cibus omne animantum;
- crescunt arbusta et fetus in tempore fundunt,
- quod cibus in totas usque ab radicibus imis
- per truncos ac per ramos diffunditur omnis.
- inter saepta meant voces et clausa domorum
- transvolitant, rigidum permanat frigus ad ossa.
- quod nisi inania sint, qua possent corpora quaeque
- transire, haud ulla fieri ratione videres.
- denique cur alias aliis praestare videmus
- pondere res rebus nihilo maiore figura?
- nam si tantundemst in lanae glomere quantum
- corporis in plumbo est, tantundem pendere par est,
- corporis officiumst quoniam premere omnia deorsum,
- contra autem natura manet sine pondere inanis.
- ergo quod magnumst aeque leviusque videtur,
- nimirum plus esse sibi declarat inanis;
- at contra gravius plus in se corporis esse
- dedicat et multo vacui minus intus habere.
- est igitur ni mirum id quod ratione sagaci
- quaerimus admixtum rebus, quod inane vocamus.
Testo latino: Cyril Bailey
La questione dell’esistenza del vuoto è centrale nella fisica greca, ma resterà un problema fondamentale anche per la scienza moderna. Per l’atomismo epicureo, che rifiuta e attacca la fisica del pieno aristotelica, l’esistenza del vuoto (inane, vacuum) è la condizione necessaria della realtà. Lucrezio parte da una definizione: il vuoto è “un luogo intatto, senza nulla” (locus intactus inane vacansque). Segue immediatamente la dimostrazione per assurdo: se non esistesse il vuoto, nulla potrebbe muoversi, perché ogni corpo si opporrebbe continuamente a ogni altro corpo (officere atque obstare). Il vuoto è quindi ciò che permette a un corpo di lasciare spazio a un altro.
I versi 343-345 introducono un secondo livello dell’argomentazione: senza vuoto, le cose non solo non si muoverebbero, ma non sarebbero nemmeno nate (nulla ratione fuissent). Qui emerge la cosmogonia atomistica: la formazione dei corpi richiede che gli atomi possano aggregarsi, e questo è possibile solo se esistono spazi vuoti in cui muoversi. La materia “tutta stretta in sé stessa” (materies stipata) sarebbe eternamente immobile e sterile.
Lucrezio passa quindi a dimostrare che il vuoto non è solo tra i corpi, ma dentro i corpi stessi. Questa è un’intuizione fondamentale della fisica atomistica: ciò che appare solido è in realtà poroso, composto di atomi separati da spazi vuoti. L’acqua che permea le rocce (348-349), il cibo che si diffonde nel corpo degli animali (350), la linfa che sale dalle radici ai rami (351-353), le voci che attraversano i muri (354-355) e il freddo che penetra nelle ossa (356) non sarebbero inspiegabili senza ammettere spazi vuoti che permettano il passaggio.
L’ultima dimostrazione è la più sofisticata filosoficamente. Lucrezio osserva che corpi di uguale volume possono avere peso diverso. Esempio classico: una palla di lana e una di piombo delle stesse dimensioni pesano diversamente. La spiegazione atomistica è che tutti i corpuscoli (atomi) hanno la stessa tendenza naturale a cadere verso il basso (corporis officiumst premere omnia deorsum, 362); il vuoto, per sua natura, non ha peso alcuno (natura manet sine pondere inanis, 363); quindi, a parità di volume, un corpo più leggero contiene più vuoto (plus esse sibi declarat inanis, 365), uno più pesante contiene più atomi (plus in se corporis esse, 366)
Latino 36 vv.
- qua propter locus est intactus inane vacansque.
- quod si non esset, nulla ratione moveri
- res possent; namque officium quod corporis exstat,
- officere atque obstare, id in omni tempore adesset
- omnibus; haud igitur quicquam procedere posset,
- principium quoniam cedendi nulla daret res.
- at nunc per maria ac terras sublimaque caeli
- multa modis multis varia ratione moveri
- cernimus ante oculos, quae, si non esset inane,
- non tam sollicito motu privata carerent
- quam genita omnino nulla ratione fuissent,
- undique materies quoniam stipata quiesset.
- praeterea quamvis solidae res esse putentur,
- hinc tamen esse licet raro cum corpore cernas.
- in saxis ac speluncis permanat aquarum
- liquidus umor et uberibus flent omnia guttis.
- dissipat in corpus sese cibus omne animantum;
- crescunt arbusta et fetus in tempore fundunt,
- quod cibus in totas usque ab radicibus imis
- per truncos ac per ramos diffunditur omnis.
- inter saepta meant voces et clausa domorum
- transvolitant, rigidum permanat frigus ad ossa.
- quod nisi inania sint, qua possent corpora quaeque
- transire, haud ulla fieri ratione videres.
- denique cur alias aliis praestare videmus
- pondere res rebus nihilo maiore figura?
- nam si tantundemst in lanae glomere quantum
- corporis in plumbo est, tantundem pendere par est,
- corporis officiumst quoniam premere omnia deorsum,
- contra autem natura manet sine pondere inanis.
- ergo quod magnumst aeque leviusque videtur,
- nimirum plus esse sibi declarat inanis;
- at contra gravius plus in se corporis esse
- dedicat et multo vacui minus intus habere.
- est igitur ni mirum id quod ratione sagaci
- quaerimus admixtum rebus, quod inane vocamus.
Traduzione 40 vv.
- È vuoto un luogo intatto, senza nulla.
- Niente si muoverebbe senza il vuoto.
- Ogni corpo si oppone, fa da ostacolo
- a tutto quel che incontra; senza il vuoto
- nessuna cosa cederebbe il passo
- a un'altra, consentendo il movimento.
- Ma noi vediamo molte cose muoversi
- in molti modi in mare in terra in cielo.
- Il loro moto inquieto senza il vuoto
- non sarebbe possibile; di più:
- senza il vuoto nemmeno esisterebbero
- ma immobile sarebbe la materia
- tutta stretta in sé stessa. Molte cose
- che riteniamo solide risultano
- a uno sguardo più attento miste al vuoto.
- L'acqua impregna le pietre e le caverne
- e piange goccia a goccia le sue lacrime
- si spande il cibo in corpo a ogni animale
- crescono gli alberelli e danno frutto
- quand’è tempo perché dalle radici
- si diffonde la linfa fino ai rami,
- le voci ti raggiungono nei posti
- più riparati, indifferenti ai muri,
- e il freddo ti colpisce nelle ossa.
- Come accadrebbe ciò se non ci fosse
- il vuoto a offrire spazio per passare?
- E perché poi due cose della stessa
- grandezza hanno un peso differente?
- Se vi fosse la stessa quantità
- di materia nel piombo e in un gomitolo
- di lana, uguale ne sarebbe il peso
- perché fatti ugualmente da corpuscoli
- che per natura tendono a cadere.
- Il vuoto invece non ha peso alcuno.
- A parità di massa è più leggero
- il corpo che ha più vuoto e più pesante
- quello che ne ha dimeno. Non c'è dubbio
- dunque che esista, frammisto alle cose,
- ciò che scopriamo attraverso un'indagine
- approfondita e che chiamiamo vuoto.