I 418-448 Non esiste una terza natura

Per continuare a tessere il discorso:
è dunque fatta tutta la natura

420 di due cose soltanto: i corpi e il vuoto
in cui quelli son posti e in cui si muovono
in vari modi. Che esistano i corpi
è un’esperienza del senso comune;
e senza una fiducia ben fondata
in esso non avremo alcuna base

425 per indagare in modo razionale
le cose occulte. Se poi non ci fosse
quel luogo e spazio che chiamiamo vuoto
non avrebbero i corpi ove disporsi
o muoversi in varie direzioni;
te l’ho spiegato pochi versi fa.
Inoltre non c’è nulla che si possa

430 dire disgiunto da ogni corpo e senza
contatto con il vuoto e che si scopra
formare quasi una natura terza.
Qualunque cosa esista dovrà essere
infatti pur qualcosa di per sé;

435 se tangibile, benché lieve e piccola,
andrà a sommarsi ai corpi, incrementandone
molto o poco la massa complessiva.
Se intangibile invece, non in grado,
di impedire che un corpo l’attraversi
da ogni lato, sarà evidentemente
ciò che chiamiamo uno spazio vuoto.

440 Qualunque cosa esista per sé stessa
inoltre agisce su altre cose oppure
ne subisce l’azione oppure ancora
sarà il luogo in cui le cose possono
manifestarsi ed essere. Ma nulla
può compiere e subire qualche azione
senza un corpo e né può offrire un luogo
se non è uno spazio vuoto e libero.

445Dunque oltre il vuoto e i corpi non possiamo
annoverare una terza natura;
nulla che possa mai cadere sotto
i nostri sensi e nulla che si possa
scoprire attraverso la ragione.

​Sed nunc ut repetam coeptum pertexere dictis,
omnis, ut est igitur per se, natura duabus

420 constitit in rebus; nam corpora sunt et inane,
haec in quo sita sunt et qua diversa moventur.
corpus enim per se communis dedicat esse
sensus; cui nisi prima fides fundata valebit,
haut erit occultis de rebus quo referentes

425 confirmare animi quicquam ratione queamus.
tum porro locus ac spatium, quod inane vocamus,
si nullum foret, haut usquam sita corpora possent
esse neque omnino quoquam diversa meare;
id quod iam supera tibi paulo ostendimus ante.

430 praeterea nihil est quod possis dicere ab omni
corpore seiunctum secretumque esse ab inani,
quod quasi tertia sit numero natura reperta.
nam quod cumque erit, esse aliquid debebit id ipsum;
[435] cui si tactus erit quamvis levis exiguusque,

435[434] augmine vel grandi vel parvo denique, dum sit;
corporis augebit numerum summamque sequetur.
sin intactile erit, nulla de parte quod ullam
rem prohibere queat per se transire meantem,
scilicet hoc id erit, vacuum quod inane vocamus.

440 praeterea per se quod cumque erit, aut faciet quid
aut aliis fungi debebit agentibus ipsum
aut erit ut possint in eo res esse gerique.
at facere et fungi sine corpore nulla potest res
nec praebere locum porro nisi inane vacansque.

445 ergo praeter inane et corpora tertia per se
nulla potest rerum in numero natura relinqui,
nec quae sub sensus cadat ullo tempore nostros
nec ratione animi quam quisquam possit apisci.

Il ragionamento di questi versi è un corollario di quanto detto fin qui, ma di importanza decisiva. Tutto quello che esiste è corpo o vuoto. L’esistenza delle realtà corporee è attestata dai sensi ed è cosa di cui tutti possiamo fare esperienza. Non così il vuoto, che possiamo scoprire però attraverso il ragionamento, considerando che, come abbiamo visto, senza vuoto non sarebbe possibile il movimento. Ora, si può ipotizzare che esista qualcosa oltre gli atomi e il vuoto. Ciò però per Lucrezio è impossibile. Qualunque realtà può darsi solo in due modi: o è tantigile o è intangibile; se è tangibile, è corpo; se non è tangibile, è vuoto. Un secondo argomento è di tipo funzionale: ciò che esiste per sé deve agire su altre cose (faciet quid) oppure subire l’azione di altre cose (fungi… agentibus) oppure ancora essere luogo in cui le cose accadono (praebere locum). Ma solo i corpi possono agire e subire (sine corpore nulla potest res), e solo il vuoto può offrire spazio (nisi inane vacansque).

La conseguenza è che non è possibile ipotizzare alcuna sostanza spirituale. Siamo spinti quasi naturalmente a considerare immateriali il pensiero, l’immaginazione, la memoria, le emozioni; di qui l’idea di un’anima immateriale, separata dal corpo e che ad esso è in grado di sopravvivere; e di qui anche l’idea di una origine spirituale dell’intero universo. Nella prospettiva metarialista di Lucrezio non c’è alcuno spazio per una simile sostanza, e gli atti psicologici, come vedremo, vanno spiegati attraverso il movimento atomico.