I 136-148 Difficoltà della lingua

So bene che è difficile spiegare
le ardue speculazioni greche in versi
latini, soprattutto perché occorrono
parole nuove, ché la lingua è povera

140 e nuovo l’argomento, e tuttavia
il tuo valore e il piacere sperato
d’una dolce amicizia mi convincono
a compiere l’impresa, a vigilare
nelle notti serene, alla ricerca
di parole, di versi che si facciano
luce per la tua mente, per mostrarti

145 i recessi più oscuri delle cose.
Non sarà dunque la luce del sole
non le frecce del giorno luccicanti
a dissipare tenebre e terrore
dell’animo, bensì la conoscenza
e la chiara visione delle cose.

​Nec me animi fallit Graiorum obscura reperta
difficile inlustrare Latinis versibus esse,
multa novis verbis praesertim cum sit agendum
propter egestatem linguae et rerum novitatem;

140 sed tua me virtus tamen et sperata voluptas
suavis amicitiae quemvis efferre laborem
suadet et inducit noctes vigilare serenas
quaerentem dictis quibus et quo carmine demum
clara tuae possim praepandere lumina menti,

145 res quibus occultas penitus convisere possis.
hunc igitur terrorem animi tenebrasque necessest
non radii solis neque lucida tela diei
discutiant, sed naturae species ratioque.

L’epicureismo, come le altre correnti e scuole filosofiche greche, ha una terminologia filosofica precisa e complessa, che non è facile rendere in latino. Si tratta di un problema che si pone anche a Cicerone, un altro grande divulgatore del pensiero ellenistico. Ma se a Lucrezio la lingua latina pare, in confronto con quella greca, povera, nel De finibus bonorum et malorum Cicerone rivendica invece la superiorità del latino anche per quanto riguarda l’abbondanza dei vocaboli: «noi non solo non siamo inferiori ai Greci per la quantità di vocaboli, ma siamo in ciò superiori a loro» (nos non modo non vinci a Graecis verborum copia, sed esse in ea etiam superiores)(Fin. III, 1–2).

Il passo è costruito tutto sulla dialettica luce/tenebre. La luce del lavoro intellettuale, che richiede fatica, ma è una fatica resa piacere dal suo scopo, che è ancora il piacere, la voluptas legata alla speranza dell’amicizia con Memmio - l’amicizia è uno dei beni fondamentali secondo l’epicureismo - e che dunque in qualche modo rischiara la notte, suscitando nel lettore l’immagine suggestiva di un poeta intento alla sua opera sotto la luce della luce. E la luce più forte, piena, perfino violenta che scaturisce dai versi stessi, o meglio della verità di cui essi sono il veicolo, che libera dalla paura che nasce dall’ignoranza delle reale natura delle cose. Lucrezio può sperare nell’amicizia di Memmio (e del lettore) perché ciò che gli sta offrendo non è solo il piacere della poesia, ma un percorso di liberazione dalla sofferenza.