Questa traduzione

Come si è detto, Lucrezio è uno dei poeti classici più tradotti. Perché allora un’altra traduzione di Lucrezio? Potrei rispondere intanto con un argomento pienamente epicureo e lucreziano: per il piacere di questo lavoro intellettuale. Ma è una ragione soggettiva; spiega perché mi sono dedicato a questa impresa, non perché essa ha senso anche per il lettore.

Occorre allora qualche parola sui criteri di questa traduzione. Intanto, il metro. Ho tradotto Lucrezio in endecasillabi. Ed è una scelta senz’altro controcorrente: se si eccettua l’operazione di Roberto Herlitzka, di cui s’è detto, l’ultima traduzione in endecasillabi è quella di Rapisardi e risale al 1880. La poesia del Novecento si è liberata dalle pastoie della metrica tradizionale e così anche, con qualche sospiro di sollievo, i traduttori, che spesso ricorrono senz’altro alla prosa. I vantaggi sono evidenti, dal punto di vista della resa dei contenuti e dei significati, soprattutto quando si tratta di un poeta-filosofo come Lucrezio: avere la massima libertà vuol dire anche poter tradurre con la maggiore precisione possibile. Ma c’è qualcosa che va perso. Per i poeti classici - e anche per i moderni, fino alla soglia della contemporaneità - la poesia è ritmo, e non un ritmo libero, variabile, adattato alle necessità del discorso; un ritmo fisso, riconoscibile, atto a favorire anche la memorizzazione. Da questa consapevolezza viene la scelta di tradurre autori classici con forme metriche che cercano di riprodurre l’esametro latino, come l’esametro barbaro usato da Alessandro Fo per la sua bella traduzione dell”Eneide o, restando al nostro Lucrezio, l’ottonario doppio usato da Balilla Pinchetti. Soluzioni alle quali ho preferito l’endecasillabo perché è il verso nobile della tradizione poetica italiana ed è perfettamente in grado - lo dimostra quella stessa tradizione, da Dante a Leopardi - di veicolare anche il pensiero e la riflessione filosofica.

Per il resto, ho cercato di conciliare la resa poetica con l’aderenza e la fedeltà al testo; ho lasciato in qualche caso prevalere la prima sulla seconda, lì dove Lucrezio modella più immagini che ragionamenti. Mi sono sempre preoccupato, in ogni caso, di risultare comprensibile, anche a costo di essere prosaico, nonostante l’endecasillabo. Non ho tentato di riprodurre il carattere arcaico e a volte solenne della lingua lucreziana: il lettore desideroso di una traduzione simile potrebbe ricorrere a quella di Rapisardi o, per una lingua ancora più arcaica, a Marchetti.

Questa traduzione è rilasciata con licenza Creative Commons Attribuzione 4.0 Internazionale (CC BY 4.0); la mia speranza è che non sia solo liberamente distribuita, ma diventi anche la base per altre traduzioni, riviste, corrette, migliori della mia.

Può essere che quest’opera sia di qualche utilità per queste sue caratteristiche. Perché offre una alternativa per coloro che amano una traduzione metrica e, soprattutto, perché si propone come opera aperta, un cantiere ermeneutico nel quale chiunque può lavorare.

La Guida alla lettura che accompagna e affianca la traduzione non vuole essere un commento puntuale ma appunto una guida alla comprensione del testo; in particolare intende illustrare i passaggi spesso complessi del ragionamento lucreziano, oltre ad offrire informazioni utili per un approccio non superficiale all’opera.