# I 370-417 Il vuoto e il movimento
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370 Sono costretto ora a prevenire
ciò che taluni hanno escogitato
affinché non ti porti via dal vero.
Il movimento dei pesci nel mare
avviene a sentir loro perché l’acqua
cede avanti e fluisce nello spazio
che dietro resta libero al passaggio.
375 In questo modo pure tutte le altre
cose possono muoversi e scambiarsi
il posto, pur essendo tutto pieno.
Ma ciò, è chiaro, si basa su una logica
fallace. Come mai potranno muoversi
i pesci se le acque non daranno
380 loro spazio? E le onde a loro volta
dove potranno ritirarsi quando
i pesci non potranno più procedere?
Dunque o si nega che i corpi si muovano
o si ammette che esiste in ogni cosa
il vuoto da cui nasce il movimento.
385 E infine: se due corpi estesi urtandosi
rimbalzano all'indietro, l'aria deve
occupare il vuoto che si forma
tra i due corpi. Ma l'aria che c'è intorno
mai potrà, per quanto accorra rapida,
colmare in un istante tutto il vuoto;
è inevitabile infatti che occupi
prima la parte più vicina e dopo
prenda possesso di tutto lo spazio.
390 In errore sarebbe chi pensasse
che il distacco dei corpi sia dovuto
all’azione dell’aria condensata;
accade infatti che un vuoto si colma
ma al tempo stesso se ne crea un altro.
Non è così che si fa densa l’aria
e se anche così fosse, penso, senza
il vuoto non potrebbe concentrarsi
e unire in un sol punto le sue parti.
Per questo, anche se fai mille obiezioni,
è necessario che tu ammetta il vuoto.
400 Potrei moltiplicare gli argomenti
ma a una mente sagace quel che ho detto
è sufficiente per capire tutto.
Spesso il fiuto dei cani apre la via
che conduce alla tana ben nascosta
di qualche bestia che vaga sui monti:
come loro da quello che ti ho detto
potrai da solo attraversare il buio
e andare a caccia della verità.
410 Se sarai pigro o titubante, o Memmio
questo però ti prometto: sarà
così abbondante e dolce la sorgente
di parole sgorgante dal mio cuore
che prima che il tuo orecchio abbia ascoltato
l'ultimo mio argomento sarà giunta
la vecchiaia ad illanguidirci il corpo
e a disserrare i lacci della vita.
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370 Illud in his rebus ne te deducere vero
possit, quod quidam fingunt, praecurrere cogor.
cedere squamigeris latices nitentibus aiunt
et liquidas aperire vias, quia post loca pisces
linquant, quo possint cedentes confluere undae;
375 sic alias quoque res inter se posse moveri
et mutare locum, quamvis sint omnia plena.
scilicet id falsa totum ratione receptumst.
nam quo squamigeri poterunt procedere tandem,
ni spatium dederint latices? concedere porro
380 quo poterunt undae, cum pisces ire nequibunt?
aut igitur motu privandumst corpora quaeque
aut esse admixtum dicundumst rebus inane,
unde initum primum capiat res quaeque movendi.
postremo duo de concursu corpora lata
385 si cita dissiliant, nempe aer omne necessest,
inter corpora quod fiat, possidat inane.
is porro quamvis circum celerantibus auris
confluat, haud poterit tamen uno tempore totum
compleri spatium; nam primum quemque necessest
390 occupet ille locum, deinde omnia possideantur.
quod si forte aliquis, cum corpora dissiluere,
tum putat id fieri quia se condenseat aer,
errat; nam vacuum tum fit quod non fuit ante
et repletur item vacuum quod constitit ante,
395 nec tali ratione potest denserier aer
nec, si iam posset, sine inani posset, opinor,
ipse in se trahere et partis conducere in unum.
Qua propter, quamvis causando multa moreris,
esse in rebus inane tamen fateare necessest.
400 multaque praeterea tibi possum commemorando
argumenta fidem dictis corradere nostris.
verum animo satis haec vestigia parva sagaci
sunt per quae possis cognoscere cetera tute.
namque canes ut montivagae persaepe ferai
405 naribus inveniunt intectas fronde quietes,
cum semel institerunt vestigia certa viai,
sic alid ex alio per te tute ipse videre
talibus in rebus poteris caecasque latebras
insinuare omnis et verum protrahere inde.
410 quod si pigraris paulumve recesseris ab re,
hoc tibi de plano possum promittere, Memmi:
usque adeo largos haustus e fontibus magnis
lingua meo suavis diti de pectore fundet,
ut verear ne tarda prius per membra senectus
415 serpat et in nobis vitai claustra resolvat,
quam tibi de quavis una re versibus omnis
argumentorum sit copia missa per auris.
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:::{tab-item} Guida alla lettura
Lucrezio ha sostenuto che è necessario che esista il vuoto, perché senza di esso non potrebbe esistere il movimento. Il movimento dei pesci nell'acqua sembra però suggerire una diversa spiegazione del movimento dei corpi. Quando un pesce procede, l'acqua che ha davanti si sposta per fargli spazio; possiamo immaginare che tutti i movimenti siano resi possibili dunque da simili spostamenti di materia, senza alcun bisogno del vuoto. Si tratta della teoria dell'*antiperistasi* (ἀντιπερίστασις), presente già nel *Timeo* di Platone ma diffusa soprattutto da Aristotele (*Fisica*, IV, 8, 215a).
L'obiezione di Lucrezio è che se l'acqua non avesse un minimo di spazio vuoto in cui accogliere la testa del pesce, il pesce non potrebbe fare il primo passo. Il movimento non è la conseguenza di uno scambio, ma richiede il vuoto come presupposto originario (*initum movendi*).
Lucrezio propone inoltre un esperimento mentale: il distacco di due corpi piatti e larghi. Quando due superfici estese si separano bruscamente, tra di esse si crea uno spazio. L'aria circostante accorre per riempirlo, ma Lucrezio nota che l'aria è materia e, come tale, ha una velocità finita. Nel brevissimo istante in cui i corpi si separano e l'aria non è ancora arrivata a colmare l'intero spazio, deve esistere il vuoto. Lucrezio nega che l'aria possa semplicemente espandersi o condensarsi senza il vuoto: la densità stessa è definita dalla quantità di vuoto presente tra le particelle di materia.
Nei versi finali del passo ricompare l'appello a Memmio, che però in questo caso è altro dal lettore, poiché una sua eventuale pigrizia potrà essere soccorsa da dimostrazioni aggiuntive, ripetute se necessario fino alla vecchiaia. Affiora qui il piacere tutto epicureo dell'amicizia e della conversazione; e il tono è talmente affettuoso, da lasciar pensare che l'amicizia di Memmio sia un bene presente, e non solo sperato (la *sperata voluptas* del verso 140).
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