I: 50-61 Argomento del poema¶
50 E per il resto, lontano da ogni
preoccupazione presta orecchie libere
e mente attenta alla vera dottrina,
affinché non disprezzi ed abbandoni
i doni predisposti con affetto
fedele prima di averli compresi.
Comincio infatti a esporti la dottrina
55 più alta, quella che riguarda i cieli
e gli dèi; ti spiegherò i principi
che la natura usa per dar vita
ad ogni cosa, e alimentarla e accrescerla,
e nei quali alla fine li dissolve;
quelli che noi, esponendo la nostra
60 dottrina siamo soliti chiamare
materia, corpi genitali, semi
delle cose oppure corpi primi
perché sono all’origine di tutto.
50 quod super est, vacuas auris <animumque sagacem>
semotum a curis adhibe veram ad rationem,
ne mea dona tibi studio disposta fideli,
intellecta prius quam sint, contempta relinquas.
nam tibi de summa caeli ratione deumque
55 disserere incipiam et rerum primordia pandam,
unde omnis natura creet res, auctet alatque,
quove eadem rursum natura perempta resolvat,
quae nos materiem et genitalia corpora rebus
reddunda in ratione vocare et semina rerum
60 appellare suemus et haec eadem usurpare
corpora prima, quod ex illis sunt omnia primis.
Lucrezio è consapevole della difficoltà del percorso che si sta per iniziare; per questo avvisa Memmio, e naturalmente il lettore: bisognerà prepararsi a una lettura lenta, accurata, senza la quale è alto il rischio di rinunciare all’impresa prima ancora di aver apprezzato il valore della filosofia epicurea.
Comincerà dai temi più alti: i cieli e gli dèi. A dire il vero non c’è nel De Rerum Natura una trattazione specifica della questione degli dèi, ma l’analisi del funzionamento dell’universo mostrerà che esso fa a meno del ruolo attivo della divinità
Intanto introduce i termini per nominare in latino gli atomi. Lucrezio rinuncia a usare il termine greco atomos (ἄτομος), che si trova in Cicerone (che non ha però, scrivendo in prosa, le esigenze metriche di Lucrezio); chiamerà dunque gli atomi in vari modi: materia, corpora genitalia, semina rerum o corpora prima.